Cinquantamila spettatori, centomila occhi puntati su cavalli e cavalieri. San Costantino, ancora una volta, ha fatto il miracolo. Un pubblico così, a Sedilo, si era visto solo in altre due occasioni: nel 1997 e nel 2003, nelle Ardie condotte da Andrea Sanna e Pietro Meloni. La conferma di quanto oggi la festa sedilese sia entrata nel cuore della gente.  Marcello Serra, quarant’anni fa, lo aveva intuito per primo: a Sedilo nei giorni dell’Ardia – scrisse l’intellettuale di Lanusei – si tiene la vera assemblea nazionale del popolo sardo. Definizione quanto mai attuale: nel santuario di Monte Isei, il 6 Luglio scorso, erano presenti tutti i territori e le parlate dell’isola. Una folla immensa a fare da cornice al rito pastorale più antico e genuino della Sardegna.

 

L’Ardia – lo si è detto e scritto in passato – è la manifestazione che meglio riesce a rappresentare i valori e le tradizioni della società sarda. Forse anche per questo, ogni anno, arrivano a Sedilo migliaia di turisti da tutto il mondo, affascinati da un evento che è riuscito a conservare per secoli i suoi tratti originari e a resistere alle logiche di mercato. In Sa Corte de Santu Antinu, la comunità sedilese ha sciolto ancora una volta il voto verso il Santo Imperatore che nel 313, con l’editto di Milano, restituì libertà di culto ai cristiani.

 

A rappresentare Costantino, nella sua battaglia contro Massenzio, c’era quest’anno Antonio Mula, uno dei cavalieri più esperti e stimati del paese. Un’attesa durata un quarto di secolo: la sua prima Ardia risale al 1984, quando aveva appena 16 anni. Da allora tante partecipazioni nelle retrovie e, nel 1990 e nel 2003, due apparizioni da pandeledda. Finalmente quest’anno è arrivata la nomina del parroco Don Agostino Carboni: il coronamento di un sogno coltivato da bambino, quando con i compagni imitava sos bardieris simulando la discesa da Su Frontigheddu con i cavallini di ferula.

 

La sera del 6 Luglio la sua è stata un’Ardia perfetta, una delle più belle viste negli ultimi vent’anni. Partenza fulminea, discesa veloce, gruppo compatto, nessun incidente, a parte una piccola caduta senza conseguenze di un cavaliere. Una grande prova per lui e per i suoi compagni, Stefano Salaris e Antonio Giovanni Carta, al loro esordio nel ruolo di pandeleddas. Dietro, a proteggerli dall’assalto delle truppe di Massenzio, le scorte: Pietro Meloni, Costantino Spada, Antonio Carta Mula. Nei volti dei cavalieri, a fine corsa, la consapevolezza di aver portato a termine un’Ardia impeccabile.

 

Una splendida esibizione che rende meno amaro l’errore commesso nella ripetizione del mattino, con la falsa partenza da Su Frontigheddu. Un calo di tensione e il nervosismo della sua cavalla, Ventura 2000, hanno giocato un brutto scherzo ad Antonio Mula. Sa prima pandela però ha dimostrato grande sangue freddo: non si è perso d’animo e ha chiuso in modo perfetto gli altri due segmenti della corsa. Una capacità di reazione apprezzata da tutti. La conferma della grandezza dei cavalieri sedilesi, composti nella gioia, forti nelle difficoltà.