Ho udito per la prima volta il nome dell’argia a Nurri  nel corso di una visita a una paziente  che mi riferì  su un suo recente ricovero in un reparto di neurologia di Cagliari a causa di una puntura di questo insetto. Era il mese di giugno del 1980.

 

Qualche giorno dopo mi recai a Olzai, mio paese natale, e domandai a molte persone quale fosse in nome di questo insetto in sardo olzaese ma nessuno mi diede informazioni in perché proprio nessuno qui conosceva l’argia. D’altra parte era impossibile che mia bisnonna (bisaia, mannai), nata nel 1890, figlia genuina di quell’arcaico mondo agropastorale, che mi ha allevato fino all’età di dieci anni e mi ha insegnato la lingua sarda e tutto ciò che c’era da sapere sulla cultura e le tradizioni popolari di Olzai, non me ne avesse mai parlato.

 

La risposta a questo quesito la trovai nel libro di Clara Gallini I rituali dell’argia (Cedam, 1967) che riportava i risultati di un’indagine pluriennale che aveva interessato tutti i comuni della Sardegna  progettata e avviata dal professor Ernesto De Martino. Nel libro vengono approfonditi tutti gli aspetti sull’argia e in particolare i vari riti esorcistici coreico-musicali.

 

Osservando le cartine che descrivono le variazioni del rito nei diversi comuni della Sardegna è immediatamente evidente che per alcuni di essi non viene riportata nessuna notizia e quindi nella grafica il loro territorio viene rappresentato in bianco. Tra questi comuni c’è Olzai assieme a Oliena, Orgosolo e Osidda in provincia di Nuoro; Arborea, Boroneddu, Genuri e Seneghe  in provincia di Oristano; Armungia, Ballao, San Nicolò Gerrei, Silius, Soleminis, Selegas e Suelli in provincia di Cagliari; Calasetta e Carloforte nell’Iglesiente. In questi comuni  è assente la memoria di  rituali eseguiti  con persone punte dall’argia e spesso non vi è neanche un nome specifico sardo per indicarla.

 

La puntura d’insetto nell’uomo può causare vari quadri clinici. Quasi tutti provocano dei sintomi locali cutanei consistenti in una lesione eritematoso o eritemato-pomfoide, ulcerosa o ulcero-necrotica, accompagnata da prurito o dolore spesso urente. Tutti questi sintomi sono in rapporto all’azione meccanica della puntura  e talvolta all’iniezione contestuale di tossine ad azione locale.

Talvolta ai sintomi locali si accompagnano anche sintomi generali che possono essere causati da fattori diretti o indiretti. I fattori diretti sono dovuti all’iniezione di sostanze tossiche prodotte dagli insetti e utilizzate da loro a scopo di attacco o difesa. Queste sostanze vengono iniettate in piccole quantità e non provocano sintomi di intossicazione ma  possono agire provocando reazioni abnormi da parte di un organismo predisposto (atopia, diatesi allergica) di diversa gravità che può andare da un eritema generalizzato a una crisi asmatica o anche da un edema della glottide a uno shock anafilattico e causare talvolta la morte della vittima. In casi rari invece i sintomi generali vengono causati dall’iniezione di potenti tossine che anche in piccole quantità causano sintomi gravissimi.

 

Questo si verifica per esempio quando a pungere è la malmignatta (in sardo argia, axra, arza, varza), un ragno chiamato scientificamente Latrodectus tredecimguttatus. Con la puntura il ragno iniettata una potente neurotossina, l’alfa- latrotossina, che esplica una potente e specifica azione sui neuroni. I sintomi causati dalla puntura del ragno sono conseguentemente  a carico del sistema nervoso. I sintomi generali legati a fattori indiretti riguardano la trasmissione di microrganismi (protozoi, batteri o virus)  attraverso la puntura da parte di artropodi che fungono da vettori essendo serbatoi o ospiti intermedi.

 

In questo caso si possono avere diversi quadri clinici che sono in rapporto al microorganismo trasmesso (mosche  possono trasmettere parasiti, protozoi, larve  e  causare miasi, filariosi, oncocercosi, tripanosomiasi;  zanzare possono trasmettere  parassiti, protozoi, arbovirus   e causare  filariosi, malaria, lehismaniosi, febbre gialla, dengue;  ragni, zecche, pidocchi, pulci  possono trasmettere  batteri  e causare  tetano, botulismo, tifo esantematico, febbri da zecche, febbre bottonosa, tifo murino, peste).

 

La puntura della Malmignata (analogo europeo della Vedova Nera americana) provoca una serie di sintomi ben definiti che riguardano il sistema neuro-vegetativo con un quadro di gravità variabile in rapporto alla sede e numero dei morsi e alla quantità di tossina iniettata, all’età e alle condizioni generali, alla reazione individuale dell’organismo. L’insieme di questi  sintomi vengono a costituire un quadro clinico di intossicazione esogena chiamato  latrodectismo.

 

Il latrodectismo quindi è una malattia tossica causata dall’introduzione nell’organismo di una neurotossina, l’alfa latro tossina, attraverso il morso di un ragno che la produce,  con sintomatologia drammatica che interessa il sistema nervoso e la muscolatura, con decorso che dura in media tre giorni e a prognosi  quoad vitam e quoad valetudinem  favorevole, salvo rare eccezioni che in circostanze del tutto particolari possono condurre a morte il paziente.

 

Nella stagione estiva e in persone addette al lavoro dei campi un ragno punge l’individuo che può anche non accorgersi della puntura e questo può rendere difficile in un primo momento individuare la causa della malattia.

 

Il sintomo di apertura della malattia è il dolore che nell’arco di circa cinque minuti dalla puntura  in sorge in maniera drammatica in prossimità della sede del morso del ragno che in genere è localizzato all’addome, al torace o alla radice degli arti, accompagnato da parestesie locali, e da qui,  in altri venti minuti  circa, si espande a tutto il corpo. Il dolore generalizzato è di tipo accessuale e si accompagna a contrazioni muscolari diffuse dei muscoli striati agonisti e antagonisti contemporaneamente  e viene esacerbato dalla compressione digitale dei muscoli. Compare anche dolore che interessa la maggior parte delle articolazioni.

 

È presente inoltre  un dolore di tipo spastico causato dalla contrazione dei muscoli lisci degli organi cavi dell’addome che simula un quadro di addome acuto. La contrazione del diaframma provoca dispnea e singhiozzo. In base alla sintomatologia psichica la malattia si può dividere  in tre fasi: esodio, fase di eccitazione, fase di depressione. Nell’esordio il dolore ingravescente è accompagnato a malessere generale, astenia intensa, bradicinesia e torpore mentale . Segue dopo qualche ora la fase eccitatoria dominata dal dolore e accompagnata da agitazione psicomotoria con ipercinesia e urla, irrequitezza, ansia con facies di intensa sofferenza, tremore, movimenti coreici degli arti, singhiozzo, dispnea, disorientamento spazio-temporale, deliri di tipo visivo e uditivo e sintomi neurovegetativi  quali profusa sudorazione, ritenzione urinaria con congestione del volto,  priapismo con desiderio di coito ed eiaculazione spontanea.

 

Questa fase raggiunge l’acme in 6-12 ore ed è seguita dalla fase depressiva caratterizzata da tristezza, pianto, confusione mentale, incapacità ad articolare le parole, sensazione di morte imminente aggravata dal persistere della dispnea e da una oppressione precordiale, intenso torpore. La sintomatologia algica scompare iniziando dagli arti fino alla sede del primo insulto con una topografia centripeta quindi  inversa rispetto alla topografia centrifuga d’insorgenza. Il decorso è di circa tre giorni ed è costantemente presente l’insonnia. La malattia guarisce con restituito ad integrum completa. Talvolta permane per alcune settimane lo stato depressivo e disturbi  di tipo cognitivo (memoria: amnesia) e impossibilità a parlare. I rari casi di decesso sono dovuti a manifestazioni allergiche immediate o a uno stato di defedamento  causato da  malattie preesistenti.

 

Se a un abitante di Nurri chiedi cos’è l’argia ti risponde che è un ragno (un’arrangiolu). Quando chiedi ai pastori e contadini se qualche volta hanno visto l’argia ti rispondono che la vedono molto frequentemente. Ho chiesto a molti di loro se era possibile vederla. Con mia grande delusione mi hanno sempre mostrato un insetto che sembra una grande formica che appartiene al genere delle mutille.

 

Esiste una grande differenza tra la puntura di una mutilla e quella di una malmignatta. Come prima descritto la puntura di una mutilla causa solo sintomi locali al contrario della puntura di una malmignatta che causa anche sintomi generali di tipo prevalentemente neurotossico . Effettivamente quando vengono analizzati i sintomi dei pazienti punti da una presunta argia rilevati anamnesticamente e presenti nella corrispondente letteratura non si riesce a sintetizzarli in un quadro clinico univoco e in ogni caso per lo più non si può porre in questi casi una diagnosi clinica di intossicazione da alfa-latrotossina.

 

Come conciliare questa incongruenza? Ancora una volta la risposta a questo quesito si trova nel libro di Clara Gallini che scrive “… il primo problema da affrontare sarà quello relativo alla qualità della crisi conseguente a una puntura di argia: in che misura si possa trattare appunto di un morso prevalentemente immaginario, simbolico di eventuali situazioni conflittuali (…), oppure in che misura l’esorcismo coreutico-musicale si ponga come terapia di una puntura reale. In quest’ultimo caso, data la grande differenza di tossicità tra morso di latrodectus e puntura di mutilla, si tratterà di stabilire anzitutto la reale consistenza del relativo quadro clinico per poter individuare modalità e limiti di funzionamento della terapia proposta dalla tradizione. (…) è chiaro infatti che la funzione del rito acquista significato ben diverso a seconda che intenda esorcizzare uno stato di intossicazione reale o supposto”.

 

I rituali dell’ argia sono scomparsi in tutta la Sardegna dall’inizio degli anni cinquanta anche se in tutti i paesi il ricordo è ancora molto vivo nella memoria popolate ed è ancora viva la grande paura dell’argia. Come mai si è verificata questa scomparsa? Qualcuno sostiene che il Ddt utilizzato nel primo dopoguerra per eradicare la malaria abbia ammazzato anche le argie. Questa ipotesi può essere confutata semplicemente interrogando le persone che lavorano in campagna e sentendo che le argie, siano  malmignatte o mutille, sono state sempre presenti.

 

È stato anche ipotizzato che la trasformazione del sistema di lavoro nelle campagne e la diffusione dei mezzi meccanici abbia causato una notevole diminuzione del tempo di permanenza e una grande riduzione del contatto fisico tra uomo e natura. Questi fattori hanno indubbiamente ridotto le occasioni di possibili punture da parte di artropodi ma non spiegano la totale e quasi improvvisa scomparsa  dei rituali dell’argia. Nell’immediato dopoguerra si è verificata la progressiva occupazione di tutte le condotte  e il potenziamento di tutte le prestazione mediche da parte delle casse mutue di categoria. Questa situazione sanitaria favorevole avrebbe consentito un maggior ricorso alla medicina ufficiale e l’abbandono della terapia tradizionale.

 

L’assenza del rituale in alcuni centri della Sardegna, il dualismo argia-ragno e argia-mutilla con le relative implicazioni cliniche differenti e la rapidissima scomparsa del sistema di terapia tradizionale inducono  a  pensare che la causa reale dell’abbandono del rito sia diversa da quelle ipotizzate. Le cause sono invece da ricercare nella profonda trasformazione economica e dei modi di vita della società sarda avvenuta in quegli anni  e nel definitivo abbandono del modello tradizionale per abbracciare il nuovo modello imposto dai potenti e omologanti mezzi di comunicazione di massa. L’individuazione dell’argia nella mutilla ci fa chiaramente intendere che non è sempre la tossina a causare l’argismo e che spesso il morso dell’artropode  è solo un pretesto che nasconde ben diverse motivazioni.

 

Altri problemi pone l’assenza del rituale in alcuni paesi  della Barbagia di Ollolai e del Gerrei. L’isolamento di questi luoghi e l’attaccamento alle tradizioni degli abitanti sono in contrasto con l’assenza proprio qui dei rituali dell’argia. Questo porta a ipotizzare che il rituale sia nato o sia stato importato nell’isola in tempi relativamente recenti e non possa essere comunque fatto risalire al periodo nuragico.