Si passa la mano sul mento in un gesto diventato ormai consueto da quando si è tagliato la folta barba bianca. Anche quest’anno il voto a Sant’Efisio è stato sciolto: il 5 maggio, dopo il rientro del cocchio con il simulacro da Pula, Salvatore Viola, che tutti chiamano tziu Toreddu, capo e anima dei miliziani di Stampace, ha fatto il suo annuale passaggio dal barbiere.

 

”Comincio a farmi crescere la barba ai primi di ottobre e così fino alla fine dei festeggiamenti. Il mio voto è quello”, ci spiega quando andiamo a trovarlo nella sua casa dell’antico quartiere cagliaritano. ”L’ho ereditato da mia madre che faceva parte della confraternita di Sant’Efisio. Lei ogni anno camminava scalza dietro il cocchio fino a Giorgino. Sul letto di morte le ho promesso che avrei continuato ad amare il santo: lo faccio da 45 anni”.

 

Le immagini disseminate sui muri dello stretto corridoio della casa raccontano di una grande suggestione. I cavalieri vestiti con le vistose giubbe rosse sopra le braghe nere, sul capo la caratteristica berrita a sa casteddaia, sono immortalati da ogni angolazione. Tziu Toreddu domina ovunque con l’inconfondibile barba e i fregi dorati sulle maniche della giacca. Senza dissimulare l’orgoglio, l’anziano miliziano ci guida attraverso le decine di edizioni della sagra del ”santo più grande”, soffermandosi sui luoghi e le persone raffigurati nelle immagini. ”Questa è stata scattata diversi anni fa –dice indicando una foto dove è raffigurato un gruppo di miliziani –. Qui invece c’è mio nipotino, era giovanissimo e già cavalcava al mio fianco”. Poi indica altri ragazzi, tra cui diversi figli, tutti ”ottimi cavalieri”, perché è questa, ci spiega, la caratteristica principale del miliziano di Sant’Efisio.

 

Ogni anno tziu Toreddu, mentre la decantata barba bianca cresce, organizza e guida il gruppo di cavalieri. ”Solo quattordici in questa edizione” dice ammettendo che sono pochi in confronto ad altre volte in cui se ne contavano anche quaranta, la maggior parte dei quali proprio di Stampace. ”Non che debbano essere per forza di qui – precisa–: l’importante è che sappiano cavalcare e siano rispettosi e ubbidienti. Questo primo maggio ne avevo anche uno di Gesturi, troppo bravo, un amore”.

 

Non nega che condurre un cavallo, tenerlo a bada tra due ali di folla, al caldo e in un comprensibile stato di tensione, non sia cosa facile. ”A me, però, i cavalli piacciono ’giocherelloni’, vivaci – confessa –. Quelli troppo calmi non fanno per me, perché durante la sagra bisogna fare un po’ di spettacolo”. La gente deve rimanere affascinata: strappare l’applauso è d’obbligo. Non che tziu Toreddu si debba sforzare più di tanto, vista l’ammirazione che accompagna il passaggio del gruppo di cavalieri bardati di spade e moschetti che precede il cocchio di Sant’Efisio. L’anziano miliziano è ormai ”un’istituzione” della sagra e poco importa che spesso prevalga l’elemento folcloristico  rispetto a quello religioso: lui veste la sua uniforme rossa, vecchia di 45 anni, cura la sua barba bianca da Garibaldi – come gli urlano i turisti– e sfila sul cavallo più ”frizzante” che trova, un anno dopo l’altro, ”solo per amore del santo”.

 

Nulla è cambiato da mezzo secolo fa ad oggi. Nonostante qualche tradizione legata alla sagra non esista più, come l’usanza di lanciare dolci dalle traccas o di accamparsi nei dintorni della chiesetta di Giorgino per fare su spuntinu ”sempre con l’amore di Sant’Efisio”. Un amore, quello per Efis, che tziu Toreddu non smette un attimo di decantare, racchiuso in ogni parola del racconto, in ogni gesto, in ciascuna delle centinaia di foto che conserva e mostra con orgoglio. E poco male se la vecchiaia bussa alle porte, più dell’anagrafe che di casa sua, vista l’invidiabile forma fisica. ”Nella mia vita ho fatto tanti lavori – spiega –: il tornaio, l’ambulante, il trasportatore di pesci. Ho avuto dieci figli e oggi ho 24 nipoti, mi occupo di mia moglie malata, tengo a posto la casa, faccio piccoli lavoretti di restauro, sperando che Sant’Efis mi conservi così ancora per molto”.

 

L’età però, ammette, gli impedisce di controllare cavalli e cavalieri con la destrezza di una volta. ”Meno male che ci sono figli e nipoti che condividono con me questa passione” dice con sollievo indicando il figlio Marco, quarantenne con la faccia da ragazzino: è lui il successore designato di tziu Toreddu. ”Non che io abbia deciso di andare in pensione – precisa l’anziano miliziano –, finché ce la faccio continuo anche se so che prima o poi dovrò cedere le redini. E Marco è davvero bravo”.