C’era una volta un tempo in cui tutto il sapere, ciò che era lecito e necessario conoscere per una dignitosa e onesta sussistenza, era racchiuso all’interno dei confini di un paese, piccolo universo fatto di memorie orali, di saperi manuali, di tradizioni salde e radicate. Riconoscersi in una comunità, trovare in essa un punto di riferimento e ribadire le proprie origini, specialmente durante il traumatico momento del distacco, era un’esigenza naturale, un bisogno inspiegabile.

 

Macumere, patria de incantu, scriveva con accenti nostalgici e dolorosi il poeta macomerese Pedru Caria, ”esule” minatore ad Iglesias, a testimonianza di un amore profondo per i luoghi della propria identità e per quel piccolo mondo circoscritto che significava il tutto. C’era una volta un villaggio la cui storia continua ad essere raccontata dal canto dei suoi poeti, dalle janas, leggendarie abitatrici di quelle valli, e dalle pedras marmuladas, secolari custodi dei popoli del passato.

 

Quel vecchio villaggio, di origine antichissima, è oggi una cittadina. Situato su alte sponde basaltiche, nel ciglio esterno dell’altopiano del Marghine, Macomer gode di una posizione geografica ottimale ed offre al visitatore una splendida visuale, aperta verso la piana sottostante fino ai monti del Gennargentu.

 

Come scriveva nell’Ottocento il viaggiatore Von Maltzan, il paese ”giace su una sommità aperta da ogni lato, e quindi soggetta a tutti i venti dominanti”, che tutt’ora condizionano notevolmente il clima, e ”si distingue per la bontà dell’aria e dell’acqua e per la magnificenza della vista”, annotava nei suoi appunti il Valery. Punto di passaggio obbligato fra Nord e Sud ma anche Est ed Ovest dell’isola, luogo d’incontro tra la linea ferroviaria statale e quella della Sardegna, Macomer viene considerato il capoluogo del Marghine. Confinante con le province di Sassari, Nuoro e Oristano, storicamente è sempre stato valutato un punto estremamente strategico per poter controllare i transiti tra la zona del Logudoro e il Campidano.

 

Fu popolato infatti fin dalla Preistoria, di cui ci rimane una delle testimonianze nella rinvenuta statuetta della Dea Madre, la nota ”Veneretta” di Macomer risalente al Neolitico antico o Medio. Dal toponimo Maqomhar (luogo elevato, acropoli) emergono tracce dell’influenza punica, mentre le colonne miliari documentano l’inserimento della cittadina negli antichi percorsi viari dei Romani. Capoluogo della curatoria del Marghine col nome di Makkumere o Makkumeli durante l’età giudicale, vi si svolse nel 1478 la battaglia decisiva tra il giudicato di Arborea e la corona Iberica, che sancì la vittoria definitiva degli Aragonesi.

 

Antico e moderno coesistono all’interno della cittadina dove le tracce ancor ben visibili del tempo passato non contrastano con il crescente sviluppo edilizio che negli ultimi anni ha portato alla nascita di nuovi e serviti rioni. Il quartiere più antico, definito dagli stessi abitanti ”Macomer Vecchio” a identificarne la storia e le lontane origini, è un fiorire di piazzette e piccole vie tortuose dove ancora è possibile ammirare un’architettura ricca e particolare, caratterizzata da finestre e portali scolpiti nel basalto e nella trachite con modi e disegni di ispirazione aragonese. Dello stesso stile è la Chiesa patronale di S. Pantaleo, risalente al XIV secolo, il cui campanile gotico fu eretto alla fine del XVI secolo da Michele Puic, picapedreri di Bolotana.

 

Tappa obbligata all’interno del centro storico è la casa del poeta Melchiorre Murenu, vissuto nella prima metà dell’Ottocento, cieco ed analfabeta ma dotato di una prodigiosa memoria. Divenuto famoso per i suoi versi pungenti e acuti che gli procurarono la morte per mano di nemici nel dirupo dell’antica chiesetta di Santa Croce, dal quale venne gettato, Murenu è tenuto in grande considerazione dai compaesani. Nella sua antica dimora, oggi ristrutturata, hanno sede due associazioni culturali, la Sòlene e quella a lui dedicata, e la Consulta per la lingua e la cultura sarda, da sempre attive e sensibili alle tematiche del recupero della memoria storica e delle nostre tradizioni.

Il territorio di Macomer vanta inoltre un patrimonio archeologico tra i più ricchi e vari dell’isola, di grande attrattiva per i visitatori moderni ma anche per quelli del passato, quali La Marmora e il Wagner. Tra i siti più importanti ricordiamo la necropoli di Filigosa, dove è possibile ammirare un complesso di quattro domus de janas scavate nella roccia, e l’area di Tamuli comprendente un nuraghe complesso, un esteso villaggio di capanne, tre tombe dei giganti e sei betili (di cui tre mammellati) noti come sas pedras marmuradas, che conferiscono un fascino e una suggestione particolare a questo luogo, ritenuto quasi magico e divino. E ancora i nuraghi: quello di Santa Barbara, edificato in posizione strategica su un grande gradino dell’altipiano di Campeda, il nuraghe Rugiu, posto sulla sommità della collinetta di Filigosa, e infine quello di Sucuronis, lungo la strada che conduce a Bosa.

 

Lo sguardo locale è rivolto con ammirazione e rispetto alla ricchezza di beni che la nostra storia ci ha lasciato, ma allo stesso tempo è proiettato nell’oggi, attento alle situazioni attuali ed alle sue problematiche. Qual’ è dunque il presente e il futuro di questo importante centro del Marghine? ”Macomer è divenuta una cittadina di riferimento soprattutto per l’offerta dei servizi che propone”, afferma il sindaco Marco Mura. ”Il settore sanitario è in crescita, vi sono scuole di ogni ordine e grado, la caserma dell’Esercito che accoglie ben seicento professionisti. E ancora la casa circondariale e i principali servizi amministrativi utili al territorio”.

 

L’ambito industriale sta attraversando invece un periodo di profonda e preoccupante crisi, che ha investito anche il settore caseario, economia trainante del paese sin dai primi anni del Novecento, durante i quali nacquero diversi stabilimenti di grande importanza. ”Attualmente è in atto un dialogo costante con la Regione per cercare di trovare un via possibile al rilancio dell’industria nella Sardegna centrale –spiega ancora il sindaco– mentre a livello locale ci stiamo impegnando a favore dell’affermazione del territorio dal punto di vista turistico”.

 

Tante le iniziative e i progetti in cantiere, tutti estremamente interessanti: gli interventi nella zona di Bara per la costruzione di strutture ricettive e servizi (maneggio, minigolf, camper service), il rafforzamento del sistema museale (museo archeologico e quello della lana), il recupero urbano dell’ex zona industriale- casearia e dell’edificio della vecchia Alas, destinato a diventare una struttura fieristica, l’apertura di un centro commerciale, i lavori per incrementare le strutture sportive in ogni quartiere della città.

 

Rimangono punti fermi e fiori all’occhiello di Macomer la Mostra del libro e quella zootecnica nazionale dell’ovino e del caprino, bloccata per alcuni anni a causa delle malattie del bestiame. Non manca infine l’interesse per la salvaguardia e il recupero del patrimonio storico e culturale, con gli scavi che interesseranno la vallata del s’Adde e Pedra Odetta, l’avvenuta ristrutturazione di antiche abitazioni (casa Murenu e casa Attene) e l’importante introduzione di Macomer all’interno del circuito di Cortes Apertas, dopo il successo della manifestazione di Sas sette carrelas svoltasi due anni fa.

 

Nelle ex-caserme Mura sorgerà inoltre una Cittadella dei giovani che offrirà spazi attrezzati, destinati ad ospitare conferenze e concerti. Nonostante gli alti e i bassi dettati dall’andamento instabile dell’economia, Macomer è una cittadina in crescita continua, seconda nella provincia per reddito pro-capite e punto di riferimento per i tanti paesi dell’interland. Un ruolo rilevante e impegnativo, a conferma dell’importanza che il paese ha storicamente rivestito, e che è di stimolo a proseguire nell’opera di soddisfacimento delle esigenze dei residenti e di valorizzazione delle risorse della comunità, messe a disposizione di quanti ne vorranno usufruire.