Il 7 ottobre scorso ero ad Aggius, nella severa e suggestiva chiesa di Santa Croce, tra gli invitati al matrimonio di Marco Decandia, il figlio di Anna Maria Puggioni e Giovanni Decandia. Al termine del rito, il celebrante ebbe una trovata che sorprese me e, credo, anche gli altri presenti. Rivolgendosi a Marco e alla sposa disse: ”Vostra madre avrebbe voluto farvi dal vivo il dono di un canto che è anche una meravigliosa preghiera.

 

Ma, poiché in questo momento non è in condizione di farlo, mi sono permesso di provvedere io. È una sorpresa anche per lei”. E fece partire un Deus ti salvet Maria che Anna Maria Puggioni aveva inciso negli anni d’oro della sua attività artistica. Nella chiesa, gremita all’inverosimile, calò il silenzio raccolto e attento dei momenti solenni e ricchi di significative suggestioni mentre si diffondevano le note del sublime canto nell’interpretazione intensa, toccante, della cantante berchiddese (ci permettiamo di suggerirne l’ascolto – o il riascolto attento – nella musicassetta Semidas TEK MR 0055, del 1985).

A me, lo confesso, vennero i lucciconi, tanto che non osavo sollevare lo sguardo. Ma, quando lo feci, mi resi conto che gli altri non stavano meglio. A qualcuno le lacrime scorrevano senza ritegno. Come finì il canto mi avvicinai ad Anna Maria, ci abbracciammo a lungo, con forza e, trattenendo a stento le lacrime, le dissi: ”Quanti ricordi! Sono tornato indietro di vent’anni e passa”. All’epoca in cui il ”Duo Puggioni” raccoglieva applausi e consensi in tutte le piazze dell’Isola e del mondo.

 

Il tutto ebbe inizio tra il crepuscolo degli anni Settanta e i primi albori degli Ottanta. Anna Maria e Giovanni Puggioni, due fratelli nativi di Berchidda stabilitisi a Tempio con le rispettive famiglie, avevano ereditato dalla madre (Paolina Canu, cugina del noto poeta-cantadore Antonio Stefano Demuru) la passione e il talento per il canto sardo. Anna Maria, insegnante elementare con sede a Luras, cantava e Giovanni, infermiere (ma con studi liceali) presso l’ospedale di Tempio, suonava la chitarra.

 

Avevano incominciato con qualche apparizione, in qualità di ospiti, in alcune manifestazioni a Tempio e dintorni; la partecipazione a qualche trasmissione di una radio locale contribuì a farli conoscere in una cerchia più vasta; seguirono inviti per esibizioni, in veste di protagonisti, in Gallura e poi anche in altre zone. Un inizio, come accade in genere, faticoso, un po’ in sordina: da ”gavetta”, insomma.

 

Fu nel 1982 che avvenne il boom; una vera e propria esplosione che investì fragorosamente la Sardegna. A partire dall’Oristanese (la zona che per prima ne decretò il successo), nel giro di poche stagioni non ci fu località dell’Isola (o furono poche) che non richiedesse una esibizione del Duo Puggioni, talvolta più d’una nel corso della stessa stagione (che però raramente veniva soddisfatta, per motivi di opportunità artistica).

 

E non fu – come qualcuno malignamente (e con assoluta ignoranza dei fatti) lascia intendere o crede – esclusivo merito della televisione ( il Duo fu protagonista delle sigle di alcune edizioni di Sardegna Canta). Non v’è dubbio che l’effetto televisione, in specie in un’epoca in cui il succitato programma godeva di un ascolto non solo vasto ma soprattutto attento e partecipe, abbia avuto un ruolo non indifferente, fors’anche determinante, nel creare il personaggio ( o i personaggi).

 

Si arrivò a punte di autentico fanatismo, quasi di ingenua beatificazione: mamme che porgevano i bambini ad Anna Maria perché li baciasse; vecchietti e vecchiette che le si avvicinavano per poterla almeno toccare; in qualche paese la accompagnavano (quasi la prelevavano) per salutare malati che non erano in grado di recarsi in piazza per ascoltarla; addirittura arrivarono a pregarla di recarsi a salutare moribondi che avevano espresso il desiderio di vederla da vicino prima di chiudere gli occhi per sempre.

 

Senza dimenticare i giovani che numerosissimi seguivano gli spettacoli come a un concerto rock! E non racconto cose dette da lei o apprese di seconda mano: le ho viste con i miei occhi, di alcune sono stato partecipe. Aggiungo anche, e sono notizie che mi sono giunte di recente, e riguardano fatti accaduti dopo l’abbandono delle scene da parte di Anna Maria, di gente che ha voluto spirare ascoltando canti eseguiti da lei, o di altri che hanno chiesto che, nella bara, venissero messe con lui le musicassette della cantante berchiddese!

 

Le sigle televisive pertanto ( e anche le altre apparizioni in TV; ma dobbiamo, per onestà, dire anche che, a differenza di quanto avviene oggi, di cantanti che appaiono nei vari programmi dedicati al folklore – e non solo in quelli! –un giorno sì e l’altro pure, il Duo non peccava di eccessivo presenzialismo) hanno sicuramente contribuito in misura notevole a creare il personaggio (ma anche per diventare tali ci vuole la stoffa e per restarci occorre carisma), ma solo in minima parte a determinarne il successo artistico del Duo Puggioni e il favore del pubblico che segue gli spettacoli. E ci sono dei dati concreti a testimoniarlo.

 

Tralasciando il successo della loro prima esibizione nell’Oristanese (a Paulilatino, nell’estate del 1981, bissato due mesi dopo nella stessa località), e a Pardu Nou di fronte a un pubblico d’élite, parlo della manifestazione al cinema Ariston di Oristano nel marzo 1982. Fu da qui che partì il boom del Duo Puggioni. Anna Maria e Giovanni erano stati invitati come ospiti di una grande manifestazione di canti sardi che vedeva sul palco cantadores del calibro di Tonino Canu, Giuseppe Chelo, Mario Firinaiu e Mario Mannu accompagnati dal chitarrista Aldo Cabizza e dal fisarmonicista Peppino Pippia. Mezz’ora o poco più durò il loro intervento: ma fu un successo strepitoso.

 

Il pubblico (oltre mille persone: essendo tra gli organizzatori dell’evento, ricordo che furono venduti esattamente 979 biglietti; aggiungiamoci organizzatori e famiglie, artisti e famiglie e gli inevitabili portoghesi…) venne trascinato letteralmente all’entusiasmo. Fu un delirio. Quella sera stessa, ricordo, a manifestazione ancora in corso, il Duo ricevette inviti per una decina di esibizioni in diverse località dell’Oristanese; impegni che si moltiplicavano perché durante ciascuna di esse era raro che non se ne perfezionassero altri due o tre. E ancora non aveva realizzato alcuna sigla televisiva. Dirò di più: non era neppure apparso in TV!

 

A decretare il successo degli spettacoli del Duo Puggioni e a gettare le basi per il moltiplicarsi di essi furono gli spettacoli stessi e il pubblico che vi assisteva, che scatenava una sorta di reazione a catena. Nel corso della sua attività, il Duo non si avvalse  di alcuna agenzia di spettacoli e anzi ( o a causa di ciò)  ne dovette affrontare spesso l’ostilità più o meno aperta e dichiarata ma effettiva e sentita. Il che ci appare incredibile, benché siano passati solo vent’anni, se lo raffrontiamo a quanto accade oggi, dove un concorso di elementi che coinvolgono TV, presentatori, giornali, case discografiche, operanti spesso in stretta sinergia, propongono e quasi impongono determinati spettacoli.

 

Non ha goduto mai neppure dell’appoggio della stampa o del mondo intellettuale. Il Duo Puggioni ha dovuto contare sempre e solo sulle proprie forze e sull’affetto del pubblico. E il pubblico, la gente comune, il popolo in definitiva, quello più genuino e più semplice, ha amato veramente e profondamente i due artisti berchiddesi. Forse come nessun altro, almeno per quanto mi è stato dato di constatare in oltre quarantacinque anni di frequentazione dell’ambiente.

 

Soffermandoci un poco sui dettagli tecnici, va detto subito che la voce di Anna Maria Puggioni non è particolarmente robusta né di grandissimo spessore, e neppure eccessivamente elastica. Ma ferma, senza quel tremolio che, spesso, nuoce al canto sardo, in specie al momento della calata in re (altra cosa sono i gorgheggi ed i vibrati); sicura; ben modulata; e presenta una timbrica suggestivamente sarda e accattivante, di quelle che in certi momenti ti entrano dentro e ti fanno venire i brividi.

 

L’approccio con il canto sardo tradizionale è originale pur nel rispetto pieno dell’’ortodossia esecutiva. Sono canti che Anna Maria conosce per tradizione familiare e per frequentazione delle fonti, a cui attinge cercando in molti casi le polle originarie. Il che le permette di trovare soluzioni tecniche che in molti casi si discostano da quelle solite; sicuramente non imita gli uomini, come solitamente accade a molte interpreti femminili. Pur rimanendo, ripetiamo, tradizionalissima.

 

E va detto che, in specie nei primi anni di attività, la parte preponderante del repertorio del Duo Puggioni era costituita da canti  a sa chiterrina; e molti altri rientravano comunque in quelli della tradizione: Trallalera e Cantzonis a curba campidanesi; Su ninnieddu (Celeste tesoro), Deus ti salvet, Maria ecc. E aggiungo che fino a tutto il 1983 lo spettacolo (intorno alle tre ore, senza intervalli) era supportato dai due fratelli con il presentatore e, ma non sempre, Tamponeddu, che intervallava i canti con alcune sue scenette; o, talvolta, il cantautore lurese (ma residente a Calangianus) Paolo Bellu, con le sue canzoni.

 

Ancora più raramente, in qualche località, vi abbinavano un gruppo folk o un Coro ( a tenore o polifonico): e in tal caso lo spettacolo si dilatava, non sempre ma spesso, fino alle quattro ore. Solamente a partire dal 1984 entrò in scena una tastiera e ancora più tardi si aggiunsero altri elementi e il repertorio si modificò con l’introduzione di un numero maggiore di pezzi non legati al genere che abbiamo definito a sa chiterrina: ma anche allora, come in origine, i canti tradizionali venivano eseguiti con l’accompagnamento della sola chitarra.

 

Due parole anche su Giovanni Puggioni, che è chitarrista abile e preparato, a suo modo anch’egli figura caratteristica e non priva di carisma, sinceramente innamorato della musica sarda e instancabile ricercatore di melodie e moduli esecutivi antichi o inconsueti. Taluni suoi fraseggi introduttivi, di intermezzo o conclusivi, mirabilmente arpeggiati, risultano altamente suggestivi ed entusiasmanti; tali da scatenare a scena aperta gli applausi del pubblico. Senza dimenticare che egli suona più che discretamente anche lo scacciapensieri (trunfa) e l’armonica a bocca.

 

C’è stato un periodo in cui lo spettacolo del Duo era anche un evento culturale: si presentavano autori, si riferivano fatti storici, si recitavano versi; si affrontavano, anche nei canti prettamente tradizionali (ricordo ancora  La fola, un bellissimo testo di Franco Fresi, eseguito alla maniera dei canti di Gallura, che parlava, e allora pochi lo facevano, dell’ambiente sardo, delle servitù militari ecc.), temi di attualità, drammi umani (personali e sociali), problemi contingenti. E il pubblico seguiva con partecipe attenzione. Non si vedevano allora, in giro, spettacoli così intensi di significati e ricchi culturalmente. Altro che folclorismo!

 

Da qualche anno, anche per problemi di salute, Anna Maria Puggioni non canta più; e Giovanni ha esplorato, con maggiore o minore fortuna, altre strade ( attualmente dirige con ottimi risultati il Coro di Aglientu). Di loro poco o nulla si parla, a livello mediatico. Tutti coloro che male hanno digerito il successo del Duo, hanno avuto la loro rivincita.

 

Sono riusciti, da eroici maramaldi, a far tacere una voce che già si era fermata da sé. Si è arrivati al punto di replicare esattamente, con lo stesso titolo, un’opera discografica riproducente i canti natalizi di Pedru Casu, musicati da Agostino Sanna ed eseguiti per la prima volta agli inizi degli anni Trenta a Berchidda, diventati, almeno alcuni, patrimonio popolare, e che il Duo Puggioni aveva proposto in una splendida versione nel 1984 (Notte de chelu TKR TEK MR 0045). Nessuno ha avuto l’onestà di ricordarlo o di rilevarlo. O è semplice ignoranza?

 

Di tutto questo Giovanni, ma soprattutto Annamaria, soffrono. In silenzio. Anche se, oltre alla grande Fede che la sostiene, lei può contare sugli attestati di stima che ancora le giungono da parte di gente semplice ma soprattutto sincera, che si è divertita, ha sorriso o si è commossa ascoltando la sua voce e le sue canzoni.

 

E io aggiungo che il tempo, giudice sereno e giusto, prima o poi farà sì che ognuno avrà riconosciuti i suoi meriti. Le meschinità passano; ciò che è veramente valido rimane. E nella storia dello spettacolo musicale in Sardegna (quella vera e seria, narrata da chi ciò che  scrive l’ha vissuto o visto e comprovato direttamente o desunto da fonti sicure dopo averne controllato più d’una) il nome del Duo Puggioni merita un posto non di second’ordine.