Ricordate il tormentone di un famoso motivetto di tanti anni fa?: ”Cerco un po’ d’Africa in giardino fra gli oleandri e i baobab”. A Giba, nel Basso Sulcis, c’è un pezzetto d’Africa non proprio in uno dei tanti giardini privati che abbelliscono il paese, ma in una splendida oasi a poche centinaia di metri dal centro abitato.

 

Non ci sono i baobab. Gli oleandri si confondono con il biancospino, il mirto, il corbezzolo, l’olivastro e le infinite varietà delle specie autoctone della flora mediterranea. Non c’è neppure il re della foresta. Ci sono però il cammello, la zebra, il lama, il cinghiale, il muflone. Poi i cavallini della Giara. Anche le caprette tibetane, daini, asini, pavoni, pappagalli, cigni, anatre. Rari esemplari di uccelli multicolori. Insomma, una sorta di punto d’imbarco dell’Arca di Noè.

 

Qui l’Africa si confonde con la Sardegna. È un Parco, neppure tanto piccolo, che si estende per oltre 13 ettari nella pittoresca campagna di Su Solu, a meno di 700 metri dal paese. L’hanno chiamato il Parco degli Angeli, in omaggio a quelle centinaia di amici speciali che da qualche mese fanno la gioia di grandi e piccini. Un’idea accolta inizialmente con scetticismo ma rivelatasi ben presto vincente. I visitatori stanno aumentando di settimana in settimana anche perché oltre alla possibilità di un suggestivo percorso naturalistico c’è lo spazio per un ristoro alla sarda con le focacce tradizionali e la carne alla griglia.

 

Non è solo un’impresa economica. È soprattutto una felice espressione di cultura ambientale. L’artefice è un signore di circa sessant’anni, Efisio Murgia. Da quando ne aveva dieci fa il fornaio. Una vita trascorsa ad impastare, preparare quintali di pane tradizionale, vegliarne la cottura davanti al forno e poi distribuirlo caldo e fragrante alle centinaia di clienti che da tutto il territorio richiedono il buon pane di Efisio Murgia. Il padre faceva l’allevatore e gli ha trasmesso l’amore per la natura, gli animali, le cose semplici e genuine.

 

Qualche anno fa, una felice intuizione. Dapprima l’acquisto di quei tredici ettari di terreno, poi i lavori per la riqualificazione ambientale con il recupero di centinaia di specie arboree ormai degradate ed il reimpianto di nuove. Di lì a poco l’acquisto dei primi animali. Alcuni provengono dagli zoo, altri da qualche circo, molti sono ceduti da qualche privato.

 

Per Efisio Murgia rappresentano una sorta di terapia rilassante dopo le lunghe ore notturne trascorse a lavorare nel suo forno. Pian piano gli animali aumentano, diventano alcune centinaia, appartenenti ad oltre trenta specie e c’è bisogno di collaborazione. La trova nella sua splendida famiglia che spesso rinuncia al tempo libero pur di dargli una mano. Con l’aumentare degli ospiti (lui li chiama angeli) crescono però anche le spese. Ogni mese, fra cibo, visite del veterinario, pulizia e tanti imprevisti piccoli e grandi, occorrono circa 1.500 euro.

 

Di qui la decisione di trasformare in un’impresa economica questa grande passione. Nasce il Parco degli Angeli, con visite guidate alla conoscenza degli animali ed angoli rilassanti dove poter leggere, meditare o, più semplicemente, contemplare un ambiente straordinario. Da qualche mese, quindi, le visite si susseguono. Spesso si tratta di adulti trascinati dai loro bambini, che finiscono con l’entusiasmarsi più dei piccoli; arrivano gruppi di turisti, incuriositi dal passaparola che ormai si sta diffondendo in tutta la Sardegna. Italiani e stranieri scelgono questo singolare diversivo che soprattutto nei fine settimana richiama a Giba decine di persone. È un luogo da fiaba.

 

Un parco suggestivo conservato in modo naturale ed impreziosito da piccoli interventi che servono ad assicurare un ambiente ideale per animali tanto diversi fra loro e di varia provenienza. Efisio Murgia li segue con amore e dedizione e ripete con malcelata soddisfazione aneddoti piccoli e grandi legati alla vita dei suoi preziosi amici. Spiega con orgoglio che molti di loro hanno cominciato a figliare: è il segnale di un ambiente ideale per la loro esistenza. Racconta dei loro piccoli difetti, delle abitudini, delle paure. Sono molto mansueti ma fanno anche i capricci e possono diventare pericolosi, soprattutto in presenza del veterinario. Amano, invece, essere coccolati e si avvicinano volentieri ai limiti dei loro recinti per ricevere le carezze di grandi e piccini.

 

Nel Parco, com’era prevedibile, è nata anche una tenera storia d’amore fra due animali che non sono della stessa razza. Un’unione che nessuno si sogna di contrastare, anzi i due amanti hanno scelto di andare a vivere insieme e si scambiano continue effusioni che inteneriscono i visitatori. Lui è uno straniero, si direbbe un extracomunitario, splendido esemplare di zebra proveniente dal Continente Nero. Lei è una vezzosa cavallina sarda, dell’Altipiano della Giara, tutta fuoco e temperamento che non abbandona neppure per un attimo il suo esotico compagno. Efisio Murgia osserva compiaciuto ed attende, con una certa ansia, il rivelarsi, ormai quasi imminente, del frutto di questo amore.

 

Ci sono anche belle amicizie. Il cammello è forte ed altero: un brutto carattere. Ama, tuttavia, la compagnia di un piccolo gruppo di asinelli con i quali divide il cibo e le lunghe passeggiate. Poco propenso alle relazioni sociali, invece, l’unico esemplare di Lama Andino. Sta sempre da solo e sulla difensiva. Una colonia, dunque, eterogenea e popolata da animali straordinari. Impossibile descrivere le sensazioni, i particolari, la cronaca di una lunga mattinata trascorsa in immersione totale nelle bellezze del Parco degli Angeli. Si rimane talmente coinvolti dal non poter tradurre in parole, tanto meno in frasi scritte, tutto ciò che s’è visto e provato.

 

Restano però ben impresse e traducibili le considerazioni di Efisio Murgia, che ha voluto fare questa singolare scommessa in un territorio povero di iniziative imprenditoriali e devastato da una crisi economica e sociale che allunga sempre di più il triste elenco dei senza lavoro e degli emigrati. È un sasso nello stagno. Se non altro fa molto rumore che, c’è da giurarci, non sarà per nulla.