La Barbagia di Belvì, regione storica della Sardegna centrale, possiede un fascino inesauribile capace di meravigliare, con la sua silenziosa bellezza, anche coloro che la conoscono da sempre. Costellata di graziosi paesini abbarbicati sulla montagna, saldamente ancorati alla roccia come lo sono i propri abitanti al luogo natio, offre l’ospitalità di antiche comunità, piccole ed accoglienti, come è quella di Gadoni.

 

Situato sul versante orientale della stretta valle del fiume Tistigliosi, il paese domina dall’alto il lungo solco del Flumendosa, che ne demarca i confini. Nel Dizionario del Casalis il territorio appare così descritto: “È tutto montuoso, essendo compreso nella massa dei più alti monti dell’isola. Fra le altre cose si nota una rupe enorme (il sasso Larentelu), che sorge come una torre, e dicesi a forse più di metri 35. Vi si può arrampicare da un fianco, e nella sommità trovasi tanto spazio da seminarvi tre imbuti di grano. Ivi fu trovata qualche moneta antica”.

 

L’ampio territorio presenta scenari naturalistici di grande suggestione, dominati da rigogliose foreste dalle quali affiorano possenti i tacchi calcarei, misteriosi e selvaggi. Il Flumendosa rappresenta uno straordinario palcoscenico naturale, con spettacolari canyon, cascatelle e laghetti immersi in una natura incontaminata, gole e strapiombi mozzafiato. Un susseguirsi di vedute paesaggistiche di una bellezza prorompente, integra e genuina: sa Murta, la foresta di Corongia, le aspre pareti a precipizio di Latinatzu, incise dagli eventi atmosferici, e il pinnacolo di su Campalini, spettacolare guglia rovesciata alta circa 80 metri. Gadoni è un paese antico e presumibilmente fa derivare il proprio etimo dal nuraghe Adoni, appartenente ora al territorio di Villanovatulo. Secondo quanto dice una leggenda, invece, Gadoni deve il proprio nome al suo primo abitante, un pastore latitante di Arzana di nome Cadoni che trovò rifugio nella località di Mammatulu.

Tutto il territorio comunale è disseminato di siti riferibili sia al periodo nuragico sia a quello fenicio, come confermano vari ritrovamenti. Molto conosciute sono le miniere di Funtana Raminosa, sfruttate già nel periodo della civiltà megalitica sarda per la produzione di rame. Diversi i reperti archeologici rinvenuti nella zona presso lo scavo minerario di Sedda is Putzus. Vastissima la presenza di manufatti metallici. La miniera venne sfruttata anche nei secoli successivi come dimostrano numerosi ritrovamenti di utensili databili al periodo fenicio-punico. Un forno fusorio e un lingotto in rame sono invece databili al periodo romano. Nel periodo giudicale, Gadoni era annesso al giudicato di Arborea, nella curatoria della Barbagia di Meana, mentre in seguito passò a quella del Mandrolisai. I suoi abitanti godevano di una grande autonomia nei confronti dell’amministrazione giudicale e tradizionalmente fornivano guerrieri per gli eserciti del Giudice. L’Angius descrive così l’immagine di Gadoni del 1838: “Si numerano 185 case divise da varie strade irregolari, anguste e difficili, come comporta la pendenza e l’asprezza del luogo. I poderi alberati a noci, castagni, ciriegi, peri, susini e sambuchi disposti intorno a questi abituri fanno bello l’aspetto del luogo a chi lo guarda da Gennaentu in sulla via di Aritzo”.

 

L’attuale abitato presenta schiere di case, per lo più a due piani, costruite ancor oggi a semicerchio intorno all’antico colle, circondate da giardini dove risaltano i pergolati e i ciliegi. Le antiche dimore a corte si affacciano su strade strette e tortuose e conferiscono all’abitato un particolare aspetto montano. Caratteristici i viottoli ricoperti da selciati, costruiti con le pietre rosse e nere locali, e le numerose scalinate e muraglioni sui quali si affacciano le case e i giardini. L’edificio di maggiore importanza è la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, che si trova al centro del paese. Venne edificata nel XIII secolo, in stile tardo romanico, con pianta a navata unica. Nel 1803 furono aggiunte le navate laterali, che comprendono sei cappelle. La facciata rettangolare presenta un singolare rosone centrale. Interessante è anche la chiesa di Santa Marta, costruita in forme tardo-gotiche nel XVI secolo. L’espansione edilizia del la paese si è mossa a monte dei vecchi rioni di Mammatulu, Su giru de mesu e Su giru de susu.

L’abitato è diviso dalla strada provinciale che collega Gadoni alla statale 295 e a Seulo e da una via interna che divide il rilievo su cui si arrampicano le abitazioni, verso la nuova chiesa di Santa Marta. Le principali fonti di reddito del paese provengono dall’agricoltura e dalla pastorizia, ma la vita dei gadonesi è stata da sempre influenzata dalla presenza dei giacimenti minerari, che ne hanno determinato lo sviluppo sociale, economico e culturale. L’apertura delle miniere nel dopoguerra ha prodotto notevole ricchezza per gli abitanti del circondario ma ha anche determinato il parziale abbandono delle attività tradizionali. Funtana Raminosa, un tempo il più importante giacimento italiano, è stata chiusa recentemente. Negli anni ’60, quando impiegava circa 150 addetti, raggiunse il suo maggiore periodo di sviluppo, mentre alla fine degli anni ’80 è iniziato il suo declino. La sua definitiva chiusura negli anni 80-90, i successivi fallimenti di politiche di riutilizzo delle strutture presenti, hanno creato un forte disagio economico determinando una continua emigrazione della popolazione residente.

 

La miniera dismessa di Funtana Raminosa è attualmente al centro di un progetto di recupero e di valorizzazione. Gli impianti ormai in disuso possono essere visitati accompagnati da guide esperte del luogo. La struttura è entrata a far parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Le attività artigianali, soprattutto quelle che riguardano la filatura e la tessitura della lana, hanno conferito a Gadoni una discreta fama. Distintivo del paese è sa burra, tappeto tradizionale, nel quale spicca la vivacità dei colori, preparati in modo naturale con la cottura di diverse erbe. Imperdibile l’appuntamento gadonese annuale di Prendas de Ierru, che si svolge nel mese di dicembre. Importante strumento di promozione valorizzazione della produttività locale, questa manifestazione unisce aspetti culturali, artigianali e agroalimentari per offrire ai visitatori uno spaccato reale della comunità gadonese e delle sue peculiarità, in un clima di allegria e festosa accoglienza che spezza la lunga quiete invernale delle comunità montane.

 

“Offre silenzi, la mia terra, che sanno d’eterno” (Gabriele Ortu, poeta gadonese).