Alle pendici orientali del Monte Arci, su una depressione naturale attraversata da un fiume, sorge un luogo famoso per aver dato i natali a un protagonista indiscusso della scena politica e culturale europea e mondiale. “Le piante di fico si estendono a perdita d’occhio […] fin dove le prime pendici delle colline inarcano i loro spalti, minacciosi e solenni […] In basso, il paese è piccolo e povero […] ma quanto resta dell’architettura tradizionale è bellissimo, con soluzioni strutturali […] geniali, impastate con una malta che ha il colore grigio e prosciugato di tutta la terra sarda. La valle è quella di Ales, il paese in cui nacque, nel 1891, Antonio Gramsci” (prof. Flavio Caroli). Una targa apposta sulla facciata della sua casa natale, lungo la via principale dell’abitato, suggella questo legame affettivo e fisico tra la comunità alerese e l’intellettuale, al quale è stata dedicata un’importante superficie pubblica all’interno del paese, ad opera dello scultore Giò Pomodoro.

L’artista ha scelto di realizzare uno spazio comunitario e agibile e non un monumento celebrativo, allestendo un piano d’uso triangolare con alcuni elementi simbolici, quali la fontana e il focolare. Al lavoro ha preso parte anche la popolazione locale, coinvolta nella scelta del pietrame utilizzato. Il nucleo centrale dell’opera è costituito dal focolare quadrangolare, ribassato rispetto al livello della piazza e coperto di ciottoli di basalto rosso e nero, recuperato con il ripristino di una cava di Mogoro. Così il primo maggio del 1977 la vecchia piazza del mercato è stata ufficialmente intitolata a Gramsci, divenendo nel tempo un luogo perfettamente integrato col paesaggio circostante. Centro principale della Marmilla, Ales vanta la peculiarità di essere la più piccola sede vescovile d’Italia. Il territorio comunale, circondato da colline, è dominato dal massiccio vulcanico dell’Arci, il cui punto più alto è Conca de Seda, sita a11 km dall’abitato.

Risorsa preziosa di questo monte è l’ossidiana, importante pietra lavica molto ricercata in epoca preistorica e utilizzata dai primitivi per forgiare utensili ed armi. Alle falde dell’Arci sono presenti inoltre numerose sorgenti, che favoriscono il formarsi di vari corsi d’acqua e alimentano la cascata di Sa spéndula. L’uomo si stabilì in questa zona tra il 6000 e il 4000 a.C. Nel sito detto Gemitóriu sorge un cimitero prenuragico. Tracce di vita preistorica si trovano inoltre nel vasto affioramento roccioso di Conca Mraxi. La civiltà nuragica è testimoniata dai nuraghi di struttura complessa presenti in località Gergui e Otzili e da altri monotorre. Nel territorio sono conservate anche numerose tracce del periodo romano. Importante è il sito nel quale si trovano le rovine del castello di Barumele, piccolo avamposto militare costruito in età giudicale, attualmente ridotto a pochi ruderi.

 

La storia di Ales è legata all’antica colonia romana di Uselis, fondata intorno all’84 a.C., che fino al II secolo d. C., in seguito alla diffusione del cristianesimo, ebbe una sua sede vescovile. A causa probabilmente delle continue insidie cui questa colonia era soggetta, i vescovi decisero di trasferirsi ad Ales, che divenne la nuova residenza episcopale. In quel periodo era solo un piccolo villaggio raccolto intorno alla chiesa di Santa Maria, ma col passare degli anni Ales si congiunse alla Cattedrale, costruita su un colle a circa 500 metridall’antico abitato. Nel 1503 la diocesi fu unita a quella di Terralba. L’articolazione urbana e l’aspetto dignitoso di alcuni edifici rivelano la funzione di sede vescovile esercitata dal paese fin dal Medioevo. Segnali d’antichità sono visibili sia nelle costruzioni, sia nelle tortuose viuzze sulle quali si affacciano graziose dimore con particolari portali ad arco. Un lungo corso conduce verso la cattedrale, cuore storico e culturale di Ales.

Costruito più volte a causa di alcuni crolli, questo importante luogo di culto venne edificato per volere della Contessa di Quirra Violante Carroz, che nel proprio testamento diede ampie indicazioni sulle modalità costruttive e lasciò la cospicua somma di 5000 lire affinché l’opera venisse portata a termine. Attualmente la cattedrale di San Pietro presenta le fattezze barocche che l’architetto genovese Spotorno le ha dato nel 1686, inseguito ad un disastroso incendio. Le leggende locali narrano di un tunnel che collegherebbe il Castello Aragonese dei Carroz con i sotterranei della Cattedrale, custoditi dalla famigerata “musca maceda”, enorme insetto posto a guardia dei tesori tuttora celati nelle viscere del colle di Barumele. Annesso alla cattedrale è il museo diocesano, le cui collezioni sono conservate in due ambienti: la sacrestia dei canonici, arredata con mobili intagliati del ‘600 nella quale si trova uno splendido crocifisso ligneo, e l’Archivio Capitolare, al cui interno sono presenti numerosi pezzi d’argento, in buona parte opera di botteghe sarde. Più avanti, sempre prossimi alla cattedrale, si trovano il Seminario Tridentino e l’Archivio Storico Diocesano, ospitati in un palazzo del 1703. L’archivio è meta di molti studiosi, ricercatori ed appassionati di studi genealogici, che attingono dalla grossa serie dei Cinque libri e dai preziosi registri di amministrazione e delle confraternite.

 

Accanto al grande patrimonio archivistico, la biblioteca del seminario è di notevole interesse storico-culturale poiché comprende circa diecimila volumi che vanno dalla metà del XVI al XX secolo. Accanto sorge l’oratorio della Madonna del Rosario, costruito nel ‘600 con foggia barocca. Nel paese vi sono altre tre chiese, delle quali Santa Maria è la più antica. Esiste infatti un documento che ne testimonia l’esistenza fin dal 1535. San Sebastiano fu fatta costruire nel 1663 dal vescovo Manunta mentre la Beata Vergine del Rosario, detta Cappelledda, realizzata in calcare verde e giallognolo, fu completata nel 1721. Al piano terra dell’edificio municipale è ospitato il Museo cinematografico, che conserva una collezione di proiettori, cineprese, macchine fotografiche, film, cortometraggi, riviste, enciclopedie, dagli albori del cinema ai nostri giorni. Infine nella vicina frazione di Zeppara si trova il Museo del giocattolo tradizionale, con annesso un laboratorio di produzione di giocattoli, importante iniziativa a livello regionale per il recupero delle tradizioni popolari. Il nome di Ales non è legato esclusivamente a quello di Gramsci. Montagne, sorgenti, ossidiana e macchia mediterranea e ancora storia, archeologia, leggende e cultura rappresentano un variegato bagaglio di proposte, un valore locale difficilmente non apprezzabile. Una comunità ricca e ospitale non può lasciare impassibili: “L’indifferenza è abulia, non è vita”(Gramsci).