Sar manos sono sas primas ei sas urtimas paraulas scrisse Mialinu Pira nel romanzo Sos Sinnos come a indicare che tutto, in tempi ormai trascorsi, si faceva e si esprimeva solamente con l’uso delle mani. Donzi cosa pariat in disizu de esser tocata da issas e trasformata. Ini manos inbenteras, deinas, meicamentosas, tristas, allegras, cuenteras. C’è un pizzico di nostalgia nascosto tra la poesia di queste righe, un attimo di sconforto, forse, di fronte alla consapevolezza di una sapienza andata perduta col passare delle stagioni.

 

Eppure a scrutare gli angoli remoti di Sardegna ci si meraviglia nello scoprire che tale saggezza non è stata spazzata via dai venti innovatori che hanno abbracciato l’isola. Piuttosto si è trasformata, è cresciuta e si fa voce di un tempo nuovo, le cui radici sono riconducibili all’antica sorgente della terra madre. Ci sono ancora mani che inventano, indovinano, sentono, che accarezzano pietre, forgiano metalli, modellano stoffe, pitturano pensieri, costruiscono parole che narrano nella lingua degli antenati ciò che in esse è racchiuso.

 

A visitare Orani ci si accorge di quanto sia profonda questa verità. Infatti il borgo barbaricino ancora esprime le diverse sfumature di una cultura antica che nulla ha perso adattandosi ai tempi moderni. Sorge a 526 metri di altezza, adagiato ai piedi del suggestivo Monte Gonare. Le caratteristiche del suo territorio hanno permesso il nascere di alcuni villaggi in epoca romana, tra cui Oddini, successivamente confluito nell’attuale posizione insieme ad altri centri minori. Ma la presenza di numerosi monumenti archeologici attesta l’importanza di questo luogo abbondante di acque e di terreni facili da coltivare. Poco meno di un centinaio di siti, tra i quali particolare attenzione meritano le tombe dei giganti e le necropoli come la Domus Nidu ’e Corbu che presenta cinque grotticelle nel granito. Tra i nuraghi spicca il Nuraghe Athethu con una forma monotorre quasi perfetta e con la camera a tholos in ottime condizioni. Sono numerosi e diversificati i territori nei 130 km² di estensione: da quello montano alla piana settentrionale, attraverso valli ampie e canaloni. Diffuso il manto boschivo, ampi gli spazi dedicati all’agricoltura. Facile trovarsi a passeggiare tra boschi millenari che forniscono ancora oggi legna alla popolazione.

 

Ma il paesaggio più spettacolare è forse il Monte Gonare, fra i territori di Orani e Sarule, dominato dal Santuario dedicato a Nostra Signora di Gonare. Leggenda vuole che il giudice di Torres Gonario, di rientro da un pellegrinaggio in Terra Santa, trovandosi in pericolo di vita a causa di una violenta tempesta, promise alla Madonna, in cambio della salvezza, di costruirle una chiesa nel primo sito che avrebbe avvistato. Una volta in salvo avrebbe scorto appunto la cima del monte Gonare e dunque deciso di realizzare il santuario. A 1100 metri s.l.m. l’edificio, i cui primi documenti risalgono al 1147, ospita le feste che si svolgono il 25 marzo, l’ultima domenica di maggio e l’8 settembre, quest’ultima particolarmente sentita e che viene preparata ad anni alterni dai due paesi.

La storia del territorio oranese racconta di vicende medievali complesse ma di notevole valore che lo fecero assurgere nel 1617 a marchesato con la potente famiglia dei De Silva. Il passato importante, legato alle risorse dell’agricoltura e alla felice posizione, favorirono una certa crescita economica e sociale con numerose figure professionali e diverse attività industriali. Grazie allo sfruttamento della steatite, un minerale conosciuto dall’epoca nuragica per la fusione dei bronzetti, si poté dare avvio alla produzione di una eccellente qualità di talco. La presenza di due miniere, San Francesco e Sa Matta, ha inciso in maniera notevole sull’economia della comunità e ha permesso che il paese venisse incluso nel Parco Geominerario della Sardegna. In seguito alla crisi dell’area di Ottana e la grande difficoltà a cui sono andate incontro le miniere, gli oranesi sono riusciti a creare un vitale tessuto artigianale e manifatturiero che mette quotidianamente in mostra la maestria e l’abilità di dare forme nuove a risorse da sempre esistite quali il legno, il ferro e la ceramica.

 

Tra le creazioni più apprezzate di questo paese vi sono sicuramente le ideazioni in velluto dello stilista Paolo Modolo, ma il nome di Orani è indissolubilmente legato anche alla narrazione viva e autentica di Salvatore Niffoi, vincitore del Premio Campiello nel 2006. Orani diede i natali anche a Marianna Bussalai, figura fondamentale nella storia del Partito Sardo d’Azione che aiutò persino l’amico Emilio Lussu a nascondersi nella sua casa ad Orani dentro una botola sotterranea evitando che i fascisti lo catturassero.

 

L’interesse verso la cultura e l’arte è stato sempre piuttosto elevato nel centro barbaricino e questa terra ha dato i natali a due autorevoli figli di Sardegna: il pittore Mario Delitala e lo scultore Costantino Nivola. Al primo è intitolata la Pinacoteca comunale che accoglie alcune opere dell’artista; al secondo è dedicato un museo che ospita un numero abbondante di opere dell’ultima sua produzione, quella che va dalla metà degli anni Settanta fino alla morte, periodo in cui l’intonazione mediterranea raggiunge il pieno sviluppo.

 

Percorrendo i vicoli del centro storico si avverte un senso forte di appartenenza, come se i numerosi palazzi signorili, le antiche chiese e gli edifici che si affacciano in questo dedalo di stradine fossero lì ad attendere il visitatore per regalargli un sospiro di meraviglia tale da renderlo partecipe della spirito vitale del luogo. Delle 17 chiese presenti nel centro abitato ai primi anni del Settecento ne sono rimaste 9, tra le quali la chiesa di Sant’Andrea, isolata dal contesto urbano, ma che spicca per il campanile in trachite rosa e la chiesa di N. S. di Itria, di forme tardogotiche, sulla cui facciata sono presenti graffiti del 1958 opera di Nivola. A quell’anno risale, infatti, il rientro ad Orani dello scultore, trasferitosi in America nel 1940, che volle regalare al suo paese, oltre alle incisioni, l’esposizione di sculture per strada, con l’intento di comunicare il suo vissuto al luogo natio. Oggi in un percorso che abbraccia i vicinati di Sa Itria, Gusei e Su Rosariu si possono ammirare le gigantografie degli scatti di Carlo Bavaglioli, il giovane fotografo al quale si deve il racconto per immagini di questo Ritorno ad Itaca di “Titinu”, che ha mostrato al mondo i tratti di una civiltà piena, i colori e le forme di una civiltà antica, mai scordando i contadini di Orani. Scrive infatti: Anch’io come te non ero nato/ per vedere il mare/ Come te non sono cresciuto alto/ per restare più vicino alla terra/ ai solchi caldi delle vigne/ e degli orti.

 

 

 

MUSEO NIVOLA

Inaugurato nel Giugno del 1995, il Museo Nivola sorge a sud-est di Orani, paese natale di Costantino Nivola. La sua sede, nell’area del lavatoio pubblico costruito nei primi decenni del Novecento, consta attualmente di tre ambiti: gli spazi esterni, il grande ambiente chiuso dell’ex lavatoio, gli uffici di servizio e documentazione. Il cortile ospita già due sculture monumentali: la Magna Mater (Grande Madre) e Su Muru Pringiu (Muro panciuto). La densità simbolica di queste due opere introduce al percorso museale a ai suoi significati: la Grande Madre con la sua straordinaria avvolgenza e semplicità; Su Muru Pringiu a materializzare la speranza in un futuro migliore, che viene costantemente riproposta dalle Madri col grembo prominente in attesa del figlio meraviglioso. Nel cortile – selciato e pienamente in armonia rispetto ai materiali e ai significati dell’arte nivoliana – trovano spazio due Figure maschili e altre Figure Femminili in marmo, bronzo e in travertino. Una riflessione rispetto all’arte e alla cultura in generale scaturisce dalla presenza di un’antica fontana che ricorda anche l’origine della struttura divenuta poi museo. Dal mascone di questa fontana una cabaletta d’acqua attraversa il cortile per riversare il liquido vitale nella parte sterrata e più selvatica, riunendo in un unico le materie prime amate da Nivola, come la terra, la pietra, la calce, il cemento e la natura stessa, che egli si è portato dentro fin dall’infanzia. Le opere della collezione offrono un’antologia significativa della produzione nivoliana particolarmente dell’ultimo periodo.

 

 

Via Gonare, 2

Tel. +39 0784 730063

Fax +39 0784 730062

museo.nivola@tiscali.it

www.museonivola.it