(Ilex aquifolium L.- fam. Aquifoliaceae)

Nel nuorese: golostru, golosti, golostise, golostru, olòstiu, lòstiu, colòstiu, alase

Nella Sardegna meridionale: lau spinosu

Nella Sardegna settentrionale: calàcutu, caràcutu, arangiu burdu, alàsiu.

Un caro amico di Fonni, pastore, giorni fa mi raccontava che da piccolo era solito rifugiarsi sotto le fronde di un grande albero di Agrifoglio e da lì controllare il bestiame che pascolava tranquillo. Mi ha colpito la sua descrizione: “Ammiravo il verde delle foglie e il contrasto del rosso vivo delle bacche e ho trovato similitudine con l’uomo montagnino: forte ma spinoso e rosso sanguigno come la nostra tempra isolana. Lo spirito dell’albero mi accompagna sempre e io, anche ora che sono grande, lo vado a trovare per ritemprarmi e trovare benefici che mi aiutino a vivere meglio le varie circostanze dell’esistenza”. Ho deciso allora che avrei descritto questa bella pianta per far conoscere a chi mi legge le sue grandi qualità curative, anche perché, purtroppo, l’Agrifoglio è più conosciuto come pianta ornamentale che come pianta medicinale.

 

È un grazioso albero sempreverde di alture e luoghi ombrosi, cresce prevalentemente nelle zone montane piovose. Raggiunge altezze fino a dieci metri, molto ramificato, con la chioma di forma conico-piramidale. Ha crescita molto lenta ma ci ripaga con la sua longevità. Le sue foglie sono coriacee, di un bel verde brillante, ondulato-sinuose, spinose ai margini, le cui nervature possono terminare con una spina o essere inermi. Contengono una sostanza detta “ilicina” che è responsabile dell’azione febbrifuga e tonica e che ha caratteristiche simili alla caffeina. Con le foglie si fa tradizionalmente una tisana simile al Mate sudamericano alla cui famiglia appartiene l’Agrifoglio.

I fiori maschili e femminili sono portati da piante distinte, sono biancastri e poco appariscenti e sbocciano in aprile e maggio. Il frutto è una bacca (drupa) rosso-scarlatto con tre-cinque semi che matura dalla fine dell’estate fino al periodo invernale. Non è commestibile. Il suo effetto ornamentale è notevole sia nel sottobosco che gli è naturale, sia coltivato nei giardini o nei parchi. In Sardegna lo troviamo spontaneo nella catena montuosa del Gennargentu, nel Limbara, nel Goceano, nell’Iglesiente, nel Marghine e anche in Gallura.

Parti utilizzate

Corteccia: raccolta nel periodo invernale (ma se ne sconsiglia l’uso per non nuocere alla pianta).

Foglie: raccolte prima della fioritura scegliendo quelle verde scuro dell’anno precedente, non quelle giovani, verde chiaro.

Componenti principali:

ilicina, tannini, pectine, acido caffetanico, teobromina, acido ilico, glucosio, gomma e cera.

Azione curativa:

febbrifuga, antireumatica, antiartritica, tonica, diuretica, tossifuga, antigottosa.

Indicazioni terapeutiche:

febbre, gotta, digestione lenta, diarrea, reumatismi articolari, reumatismi gottosi

Usi e dosi

Decotto di foglie: 10 gr. in 300 ml di acqua. Bollire, a recipiente coperto, per cinque minuti. Riposo ancora dieci minuti. Filtrare e berne due-tre tazze al giorno. Si può dolcificare con miele o zucchero di canna.

È possibile preparare anche un vino medicato: macerare per dieci giorni una manciata di foglie essiccate in un litro di vino buono. Berne un bicchierino prima dei pasti come tonico.

Tintura Madre: 20-30 gocce, con acqua, due volte al giorno.

Fiore di Bach Holly: 4 gocce sotto la lingua per 4 o più volte al giorno.

A proposito della floriterapia:

Holly (questo è il nome dell’agrifoglio in inglese), è il rimedio scoperto dal Dottor Edward Bach che aiuta a trasformare la rabbia, la collera, la gelosia, il sospetto in sentimenti positivi sciogliendo i nodi che creano malessere e ci fanno ammalare.

Curiosità: dalla corteccia dell’agrifoglio si ricavava la pania, una sostanza gelatinosa e collosa, che, a contatto con l’aria, diventava di un color bianco-giallognolo simile al colòstro, il primo latte prodotto dalla mucca dopo il parto. La pania si utilizzava spalmata sui bastoncini di legno per catturare gli uccellini. Ecco spiegato perché in diversi paesi della nostra isola si chiama colostru o golostru.

Mi torna in mente l’amico pastore: forse nei suoi ricordi di bambino l’agrifoglio gli ha anche regalato giochi e… cibo diverso!

 

Luciana Lapia Piredda