non mi importa un fi co secco, far le nozze coi fi chi secchi, non valere un fico secco, ecc.

Sembra che il fico e i suoi frutti valgano davvero poco e invece… Questa pianta, dalla corteccia liscia e grigia, con foglie palmate e dalla superfi cie molto ruvida, è originaria dell’Asia Minore ma è abbondantemente diffusa in tutto il caldo bacino del Mediterraneo. Nei climi più freddi non fruttifi ca, ma è tenuta in vaso come pianta ornamentale. Pianta antichissima già descritta dalla farmacopea dell’antico Egitto. Verso il 2500 a. C. un egiziano della XII dinastia dipinse un raccolto di fichi in una tomba della necropoli di BeniHasan.

Fra i rami tre scimmie si disputano i frutti; è una delle prime rappresentazioni dell’albero in cui l’Antico Testamento farà un simbolo di abbondanza: la Terra Promessa non è forse un “paese di frumento e d’orzo, di vigne, di fi chi e melograni, paese di olivi, olio e miele?”. E ancora in un passo del “Libro dei Re” si legge che il re Ezechia, affetto da una grave piaga, fu guarito da Isaia che gli applicò un impiastro di fi chi secchi. È una pianta che non ha fi ori visibili esternamente ma sono contenuti dentro il siconio, che è il fico vero e proprio, addossati a tappeto nella sua cavità e, una volta arrivati a maturazione, diventano i veri frutti.

Questi granelli, invischiati nella polpa zuccherina, si chiamano acheni e sono i frutti più piccoli al mondo. Anche il processo di impollinazione è uno dei più complessi: infatti per avere fi chi buoni e succosi si ha la necessità di un insetto, la Blastofaga psenes, imenottero assai noto e l’unico del genere vivente in Europa, lungo 2 mm, che si sviluppa in stretta simbiosi con le infi orescenze del fi co selvatico o caprifi co. Avviene così la caprifi cazione. Questa fecondazione si realizza appendendo ai rami delle piante di fi co alcuni fi oroni di caprifi co contenenti l’insetto impollinatore oppure appendendo rami della pianta selvatica su quella domestica. Conosciamo da vicino la pianta nella fi toterapia: Parti della pianta da usare: fi chi, gemme, foglie, lattice. I frutti (quelli che noi chiamiamo tali) ben maturi, si consumano come alimento, fresco o essiccato.

Il fico è un concentrato di sostanze altamente caloriche e, come tale, è indicato nell’intensa attività fi sica. È anche utile a tutti, ma soprattutto a bambini, anziani, sportivi, donne in gravidanza e in allattamento e soggetti magri. Contengono: enzimi digestivi, zuccheri, proteine, minerali (ferro, manganese, calcio, bromo, rame, zinco, potassio, fosforo, sodio, magnesio) vitamine (A, B, PP,C). Decotto: bollire 3 fi chi in 200 ml di acqua per 5 minuti. Riposo 15 minuti. Bere la sera in caso di raucedine, faringiti tracheiti, bronchiti. Al mattino nell’intestino pigro, come emolliente. Le foglie sono utili come lenitivo della tosse e sono emmenagoghe (favoriscono le mestruazioni). Fare un infuso con 30 grammi di droga secca (o circa 4 foglie fresche) in mezzo litro d’acqua bollente. Berne 2 bicchieri al giorno. Il lattice che fuoriesce dalle foglie e dal fi co acerbo, applicato limitatamente alle zone interessate, fa scomparire porri, verruche e calli.

Con piccoli tamponi si bagna 2-3 volte al giorno l’escrescenza, fi no alla totale scomparsa. Bisogna avere l’accortezza di usare questo lattice con precauzione. Molto importante è il Macerato Glicerico del Ficus carica, che si ricava dalle gemme fresche. La Gemmoterapia utilizza a scopo terapeutico estratti di tessuti vegetali freschi in via di accrescimento, questi tessuti embrionali (gemme, giovani getti, radichette, ecc) hanno la capacità di sviluppare tutte le potenzialità della pianta stessa, cosa che le cellule adulte differenziate non hanno più. L’attività farmacologica delle gemme fresche in Macerato Glicerico: regolatrice della secrezione e della motilità gastroduodenale, antidistonica, azione sul riassorbimento di ematomi cranici posttraumatici. Indicazioni terapeutiche: disfagia esofagea, gastrite cronica, ulcera gastroduodenale, distonie neurovegetative ematomi cranici post-traumatici. Posologia: 35-40 gocce due volte al giorno, in poca acqua, lontano dai pasti. Tossicità ed effetti secondari: come tutti i gemmoterapici non presenta alcuna tossicità, né acuta né cronica.