Luce sommessa è una tela del 1992. Figure geometriche si intrecciano seguendo le linee illuminate dei perimetri, quasi a indicare una strada percorribile; e poi, ecco Ombre del limite, del 2017: rugose cavità spaziali liberano dal caos frammenti di oggetti, come pezzi di legno consumati dal tempo. Sono passati 25 anni. L’armonia dei colori lascia spazio alla materia, ma l’arte, per Beppe Vargiu è ancora ricerca e sperimentazione, un mezzo straordinario per raccontare i misteri e le contraddizioni del nostro tempo. Ed è così che le sue tele – un misto tra astrattismo e figurazione, intreccio tra materia e luce – diventano strumento di comunicazione e di riflessione.

 

“La pittura oltre la tradizione pittorica”, verrebbe da dire. Questo spiega, in qualche misura, le origini del sodalizio che Beppe Vargiu, insegnante di Arte e Immagine nelle scuole medie di Sinnai, ha formato con Giuseppe Pettinau, Italo Medda, Attilio Della Maria e Italo Utzeri. Insieme hanno dato vita, a Cagliari, al Gruppo 91 che ha promosso, per molto tempo, mostre, prima di tutto, ma anche incontri e dibattiti piuttosto animati sul ruolo della filosofia e dell’arte nel mondo contemporaneo.

“Il sodalizio non c’è più ma esiste, ancora oggi, un’esigenza primaria di incontrarsi e parlare in questo periodo di lunghi silenzi. Ognuno di noi deve trovare il proprio ruolo, noi abbiamo cercato di individuare quello degli artisti”, mi dice mentre osserviamo alcuni dei suoi lavori a partire dagli esordi, oltre trent’anni fa.

Partito da un astrattismo lirico, Beppe Vargiu, negli ultimi anni, si è indirizzato sempre più verso la materia, composta di terra e di pietre, con l’idea di trovare una forma per esprimere le ansie e i dubbi dell’uomo di oggi. La tela squarciata indica tormento, sofferenza, ma è anche un invito ad andare oltre, a indagare la realtà che non è mai solamente ciò che si vede: essa ha tante facce. Bisogna guardare “oltre il visibile” per inseguire sempre il “fascio di luce”, perché la speranza non abbandona mai l’uomo neppure nei momenti più difficili e bui della propria esistenza. Tutto si può ricomporre se si ha la curiosità di andare oltre: è questo il messaggio forte custodito nei lavori di Beppe Vargiu che da decenni prosegue nella sua visione profondamente originale e soggettiva dell’arte.

Decine di mostre all’attivo, con partecipazioni a numerose collettive lontano dall’Isola, l’artista cagliaritano continua a indagare la realtà che va scoperta piano piano interrogandosi continuamente. Ed è per questo che, negli ultimi anni, la sua ricerca insiste sul rapporto tra arte-natura-materia. Tutto si concretizza attraverso nuove forme creative, come il ricorso a materiali differenti: a volte, listelli di legno spezzati e attaccati alla tela con lo stucco, anche se nei lavori più recenti si intensifica il ricorso alla fotografia e alle arti visive in genere, sempre sulla scia delle avanguardie del Novecento che hanno maggiormente ispirato l’intero percorso artistico di Beppe Vargiu.

 

Tonino Oppes