Qualcosa di imperscrutabile regola, a volte, l’approdo alla pittura. È come se una forza misteriosa, che parte dall’inconscio, muovesse la mano su un foglio bianco per guidarla fino alla conclusione del lavoro, con risultati anche sorprendenti.

Regalano stupore gli acquerelli di Jenny Atzeni, così ricchi di luce, gioia e serenità. Eppure, altri stati d’animo l’avevano avvicinata al mondo dell’arte. Un suo dipinto, realizzato quando era ragazza, è custodito nella casa della madre Rossana Copez: è un albero con i rami spezzati. Rappresenta il simbolo grafico di una tragedia familiare che si è appena consumata (la scomparsa del padre Sergio, giovane ma già affermato scrittore) in un tratto di mare di un giorno di settembre del 1995.

In quella tela, la pittura urla la rabbia di una ragazza ferita, la pennellata prende il posto della parola.

Da allora, il disegno non ha più trovato posto nella vita di Jenny Atzeni. Sono scomparsi fogli bianchi, tele, pennelli e acquerelli. I libri hanno preso il sopravvento. Tanto studio fino alla laurea in Medicina, poi ancora studio per la specializzazione in Chirurgia, infine il lavoro. Finché un giorno…quella forza misteriosa bussa ancora e lei, che ora è donna matura, sorriso sempre pronto ad accoglierti, riprende a dipingere un mondo visionario e semplice, ma stavolta tutto a colori. E, con una naturalezza insolita, ci consegna luoghi incantati “perché l’uomo ha ancora bisogno di sognare.”

La sua prima mostra, dicembre 2017, è stata allestita al Jazzino di Cagliari. Un luogo quasi magico, dove la pittura ha incontrato il suono lieve dell’arpa di Raoul Moretti e la poesia di Andrea Melis. Soprattutto i versi hanno dato voce al mondo dipinto da Jenny Atzeni che, in ogni suo lavoro, sembra ispirarsi a Chagall, Mirò o, comunque, alla pittura onirica.

Gli acquerelli, all’apparenza astratti, raccontano Cagliari: sono “segni e sogni dalla città bianca”, con il dipinto che diventa pagina di un romanzo quasi fiabesco da sfogliare lentamente. “Ma non dimenticate, dice Jenny Atzeni, i quadri non si spiegano. Si osservano. Se vi regalano emozioni, allora vuol dire che qualcosa, magari un colore o un dettaglio, ha bussato al vostro cuore.”

E allora, ecco alcuni acquerelli esposti alla mostra. I sogni prendono forma: ne “l’alba” il cielo si veste di tanti colori prima di lasciare il posto all’azzurro; poi c’è “l’albero” fatto solo di foglie tutte intrise di amore; ecco le “briciole di prato”, con tante formiche che si muovono tra esili steli d’erba, e ancora gli splendidi fenicotteri che, la sera, quando rientrano nei loro stagni, colorano il cielo di rosso porpora; poi la magia della Sella del diavolo, osservata, interrogata e ascoltata tante volte dalla terrazza della casa dell’infanzia, a Genneruxi.

Per finire, il “sole di fuoco” che accompagna le giornate dell’estate cagliaritana. Simbolo vivo della “città bianca” in cui, tra scorci e luoghi d’incanto, si muovono, come un tempo non molto lontano, tante giovani e sognanti Bellas Mariposas.

 

Tonino Oppes