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Codrongianos Il fascino indicibile della storia e della leggenda

Il Logudoro è un territorio antico ricco di saperi millenari la cui storia continua ad attrarre viaggiatori curiosi ed accorti. I suoi paesi sono una vetrina di tradizioni, cultura, fascino e accoglienza autentica, mandatari di una terra da assaporare con gli occhi e con il cuore, lasciando spazio alle emozioni. Codrongianos è una delle tante perle che compongono questa straordinaria regione. Piccolo centro della provincia di Sassari, situato a 317 msul livello del mare, si erge sui colli del Logudoro. Il territorio comunale si estende tra colline e pianure di vigneti, ulivi e pascoli per una superficie di circa 30 km². Il toponimo risale all’età romana e deriva dal nome Castrum Gordianus, ossia l’accampamento di Gordiano, l’imperatore sotto il quale fu fondato il castrum a controllo della strada che collegava Cagliari a Porto Torres. Successive metatesi e alterazioni fonetiche hanno dato vita all’attuale nome di Codrongianos. Il fertile territorio in pianura è destinato all’allevamento del bestiame ed al pascolo, mentre nella zona superiore, tra due colline, è nato e si è sviluppato l’abitato.

 

Come documentato nell’Angius-Casalis, il paese “vedesi a pochi passi dalla strada centrale, parte in un seno aperto su quella, parte superiormente nella costa”. Il suo territorio, frequentato fin dalla preistoria, presenta un ricco patrimonio archeologico, come testimoniano i resti dei circa sessanta nuraghi sparsi intorno al paese. L’antico villaggio ha origini risalenti all’epoca romana e si sviluppa verso il 225 d.C. quando, annessa parte della Sardegna all’impero romano, per difendere la via militare e commerciale che univa Turris a Kalaris, passando per Macomer, i romani vi costruirono l’accampamento militare a cui si deve il toponimo. Il castrum viene organizzato su due livelli: nella zona superiore vi è l’accampamento vero e proprio, mentre i terreni della vallata vengono destinati al pascolo e vi vengono costruiti locali per distribuire i prodotti derivati dall’allevamento. Durante il Medioevo, Codrongianos fa parte del Giudicato del Logudoro, nella curatoria della vicina Florinas. Tra il XII e il XV secolo viene governato dall’abbazia camaldolese della Santissima Trinità. Successivamente viene conquistato dagli Aragonesi che lo accorpano alla baronia di Ploaghe, e in seguito lo cedono come feudo a Serafino di Montagnana. L’antico centro storico è ancora apprezzabile, con le sue vie strette, i saliscendi e le viuzze che si sviluppano in modo irregolare, formando piccole corti. Molto affascinante dal punto di vista urbanistico, Codrongianos conserva l’impianto originario della cittadina, diviso in due parti: “Codronzanu de susu”, il cui aggettivo ne definisce la posizione alta, in contrapposizione a “Codronzanu de josso”, l’altra villa, posta in una zona inferiore, sulla sponda del rio Santa Lucia.

 

La parte alta comprende l’attuale centro storico, sviluppatosi intorno alla chiesa di San Paolo, tra il XVII e il XVIII secolo. In un luogo del genere non deve essere stato facile trovare lo spazio sufficiente per la parrocchiale, che venne eretta affacciata sulla campagna. Per questo ancora oggi la si può ammirare, con l’ampia facciata e il campanile, dalla superstrada “Carlo Felice”che segue la vallata sottostante. Se si arriva dallo svincolo a monte del paese, si devono percorrere curve e tornanti all’interno dell’abitato per arrivare alla parte posteriore dell’edificio, dove si apre l’ingresso usato dai fedeli. Il primo impianto dell’edificio, che è intitolato a San Paolo, risale all’Alto Medioevo, poco dopo il Mille, ma nei secoli successivi ci sono stati vari rifacimenti, per cui la struttura attuale è del Settecento. Conserva al suo interno ricche tele di scuola napoletana di grande valore artistico. Come scriveva Valery, arrivato in Sardegna nella primavera del 1834, “i quadri di questo borgo hanno una certa fama. Nella parrocchia c’è un pregevole ed espressivo quadro, la Conversione di San Paolo, opera e dono di Baccio Gorini che, bandito da Firenze, si è rifugiato in Sardegna e stabilito a Codrongianos; si tratta di un proscritto oscuro e riconoscente di cui scoprii il nome nel registro della fabbrica, ma senza aver potuto distinguere a quale fazione appartenesse né l’anno in cui fu sconfitta”. All’interno dell’abitato merita una visita il Museo e Centro di documentazione Ce.Do.C., ospitato nel palazzo novecentesco della Pinacoteca, in cui sono esposti i retabli pittorici della fine del XV secolo e gli inizi del XVI, originariamente collocati nell’abbazia della SS. Trinità di Saccargia.

 

Inoltre vi sono raccolte le testimonianze storiche e artistiche del territorio di Codrongianos, raccontate attraverso un percorso multimediale. La fama di questo paese è però indissolubilmente legata alla splendida Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, una delle chiese più belle della Sardegna, gioiello in stile romanico-pisano che spicca nell’omonima valle. Il suo alto campanile affiora dalla campagna circostante quando si giunge in prossimità del sito, immerso nel verde ma facilmente raggiungibile dalla strada statale. Edificata nel corso del XII secolo ad opera dell’Ordine Camaldolese e consacrata nel 1116, in seguito alla donazione di Costantino I, giudice di Torres, la basilica faceva parte di un grande complesso monastico di cui sono visibili i resti sul lato destro dell’edifico. La leggenda racconta di una vacca pezzata che ogni giorno veniva da un lontano pascolo per offrire il proprio latte ai frati di un convento e soleva inginocchiarsi sul dorso, in atteggiamento di preghiera, proprio nel luogo in cui ora sorge la chiesa. Da “varia” cioè pezzata, sarebbe poi derivata la variante in lingua sarda “sa baccarza” da cui “sa accarza” ed infine Saccargia. Peraltro, in un capitello del portico antistante il prospetto, appare scolpita proprio l’immagine di una vacca. Secondo altri, il toponimo significherebbe luogo delle vacche” per via delle mandrie che pascolavano nella zona. Unica nel suo genere, con i suoi filari di calcare bianco alternato a basalto scuro, la basilica si rivela quasi miracolosamente all’occhio del viaggiatore, in mezzo alla solitudine immensa della valle. All’interno dell’edificio, austero rispetto alla ricchezza decorativa della facciata, è presente un ciclo di affreschi raffiguranti Cristo circondato da angeli, nella fascia intermedia dodici figure di santi e dottori della Chiesa, con la Madonna orante, e in quella inferiore sei scene della vita e della passione di Cristo. Motivo di grande orgoglio per gli abitanti di Codrongianos, la basilica riceve ogni anno la visita di innumerevoli turisti che rimangono affascinanti dalla sua incantevole bellezza.

 

La domenica successiva a quella di Pentecoste, vi si svolge la principale festa del paese, quella della Santissima Trinità, animata da balli, canti folkloristici e gare di poesia. Evento gastronomico di rilievo è invece la sagra de “sos ciccioneddos codronzanesos”, organizzata dalla Proloco per promuovere e far gustare i gnocchetti tipici, realizzati a mano e noti per la loro particolare forma. Visitando Codrongianos, scoprendone i paesaggi, i colori e le antiche usanze, si può apprezzare un angolo della Sardegna giudicale e delle sue leggende, in un ambiente semplice ed ospitale, in cui non manca il sapore di una autentica cucina della tradizione.

 

 

Elisabeth Ledda

Làcanas 71

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