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Cinema

Su Re, film in Limba sarda, la Passione di Cristo sbigottisce ancòra Sabato 12 Aprile, Biella, ore 21.00, proiezione a Su Nuraghe del film Su Re del regista nuorese Giovanni Columbu - sottotitoli in italiano - ingresso libero

La lezione di cinema per conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore, sarà tenuta da Gianni Cilloco (1979), Sardo di seconda generazione, la madre è nativa di Semestene (Sassari) ed il padre di Collinas – Villanovaforru (attuale Medio Campidano). Trasferitosi a Biella per scelta e per lavoro, da circa 7 anni collabora alla realizzazione delle proposte culturali del Circolo “Su Nuraghe” di Biella.

 

L’opera che verrà analizzata sì è distinta al 30° Torino Film Festival del 2012 e all’international Film Festival Rotterdam del 2013, focalizzando la sua attenzione sul racconto evangelico della Passione di Cristo, ambientata in una Sardegna ancestrale e senza tempo, in quel Supramonte ove il Monte Corrasi, con i suoi graniti e le sue nude pietre, diventa uno scenario ideale e quasi “metafisico”.

 

La realizzazione di Su Re e stata un’impresa corale dalla genesi assai faticosa. Un progetto produttivamente difficile, per ben due volte bocciato dalle istituzioni statali «perché ritenuto non interessante. In effetti, perché raccontare ancora la storia di Gesù, peraltro in lingua sarda» (cfr. V.Biolchini, Anche i sardi hanno ucciso Gesù. Lo sconcertante e potente “Su Re” di Giovanni Columbu: http://www.vitobiolchini.it/2013/03/23/anche-i-sardi-hanno-ucciso-gesu-lo-sconcertante-e-potente-su-re-di-giovanni-columbu/#).

 

Ciononostante esso è stato messo in piedi con la Luches Film del regista, sovvenzionato poi dalla Regione Sardegna e “di tasca propria” dallo stesso Columbu. L’autore, «uomo di talento, filosofia ma anche di grande tenacia», ha dovuto anche ricorrere ad una sottoscrizione pubblica per reperire i finanziamenti utili, trovando il supporto economico di molti amici, tra i quali la Sacher Distribuzione di Nanni Moretti – maestro che quasi dieci anni prima aveva premiato il talento del cineasta isolano per il celebre cortometraggio Arcipelaghi -, cui si è da ultimo aggiunta Rai Cinema.

 

Il sostegno – non solo culturale, ma propriamente umano – è stato garantito da menti “aperte” e disponibili al dialogo, quali, in primis, don Mario Cugusi, parroco a Cagliari e, in veste di supervisore, don Antonio Pinna, consulente esegetico e vicepreside della Facoltà Teologica della Sardegna. Determinanti sono state, altresì, la collaborazione del Teatro Lirico di Cagliari, per la preparazione dei costumi e la partecipazione di decine di  interpreti locali non professionisti, alcuni dei quali provenienti dai Centri di Igiene Mentale (cfr. L.Saba, “Su Re”, quando il tempo diventa storia, in TIP 500, Marzo 2014)

 

Una pellicola sperimentale, peculiare, a tratti enigmatica, ove la figura di Gesù Cristo è quanto di più lontano dall’iconografia classica e dallo stereotipo. Un film capace di sbigottire i propri spettatori con silenzi, pause e suoni che assumono la stessa importanza delle parole, degli sguardi, dei gesti. Un film di rottura, anticonvenzionale rispetto a qualsiasi altro racconto sulla Passione di Cristo, nel quale la Lingua Sarda prende voce diventando «mezzo per produrre significato su ciò che racconta e rappresenta» (cfr. ancora L.Saba, cit.). Una storia a soggetto noti ma mai banali, con al centro «un uomo mite torturato ed ucciso davanti agli occhi compiaciuti e complici della comunità. Esattamente come succede ancora troppe volte nei nostri paesi, dove si uccide per futili motivi, dove si uccide per una parola di troppo, magari al termine di processi sommari simili a quello celebrato dal sinedrio. E chi sa, tace» (cfr. V.Biolchini, cit.).

 

Molte le riflessioni ed i commenti a riguardo. Eccone alcuni significativi: «“Su Re” resterà come pietra miliare nella storia della cultura isolana ma è purtroppo il frutto della straordinaria tenacia del suo autore, non di un sistema che riconosce e premia il valore degli artisti e li aiuta a lavorare nelle migliori condizioni possibili» (cfr. V.Biolchini, cit.). Ed a chiosa: «Un film italiano che dimostra che un altro cinema è possibile … Un film che arriva da una parte dimenticata del paese … Una contraddizione scioccante in un paese dimentico delle proprie lingue » (Micromega Cinema, Dicembre 2012).

 

Filomena Cuccuru

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