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Incontri

Bellas mariposas Il libro di Atzeni rivive in un film di Salvatore Mereu.

Bellas Mariposas, Belle Farfalle, è la storia di due adolescenti che il regista dorgalese sta ricreando nella Cagliari del 2011. A quindici anni dall’uscita del libro di Atzeni, i sogni, i timori e le incertezze di due ragazzine di dodici anni rivivono nel quartiere di Sant’Elia.

 

La storia di Cate e Luna si sviluppa in un’unica giornata d’agosto, tra le vie della città, una fiaba tradizionale, ma anche molto realistica, adattabile alla vita degli adolescenti della periferia urbana, condizionate dal degrado sociale, ma che prendono coraggio dalla loro ingenuità e dai loro desideri. Una marginalità sociale che oggi, grazie a Mereu, esce dal format letterario e si trasforma in un film che ispirandosi a De Seta, offre un immaginario che aspira a una vita diversa, ad una speranza di svolta per le adolescenti. Salvatore Mereu dopo i successi ispirati alle storie della Barbagia continua il percorso filmografico nella città, iniziato con Via Meilogu 18 e Tajabone: è la volta di Bellas Mariposas, di cui, oltre alla regia, Mereu firma anche la sceneggiatura.

 

Quanto il film sarà  fedele al racconto  di Atzeni?

 

Cerco di essere fedele, una storia tratta dalla carta impone delle regole sulla stesura della sceneggiatura. Certo il film ha risvolti differenti ed esigenze complicate. Questo genera una forbice di distacco dall’opera letteraria. Nel film si affronta un processo di evoluzione del racconto letterario, con un adattamento del testo alla sceneggiatura. Vi sono esigenze diverse che insorgono in corso d’opera. L’importante a mio avviso è tentare di tenere un’apertura della forbice ristretta, influenzata indubbiamente dalla visione personale che si ha del film. Ognuno di noi avrà una visione diversa, non sarà facile, ma spero di riuscire a soddisfare la maggioranza del pubblico.

 

Quali sono state le difficoltà?

 

La prima difficoltà è data dalla scelta della location. Per quanto il Poetto, Piazza Repubblica siano ancora valide come da racconto, il quartiere che descrive Atzeni, cioè San Michele, a mio avviso non rispetta più i dati connotativi presenti nella libro. Perciò come quartiere di periferia abbiamo scelto il rione  di Sant’Elia, che con i suoi palazzoni, le piazzette interne e la vita rionale è tutt’oggi più affine all’atmosfera e alla periferia urbana descritta da Atzeni.

 

Altre incognite?

 

Una è stata la scelta degli attori, soprattutto per le due adolescenti che interpretano Cate e Luna. Le protagoniste sono due ragazzine in età pre-adolescenziale, una  fase nella quale si cambia quotidianamente, sia nell’aspetto fisico che spirituale. I provini fatti tre mesi prima dell’inizio delle riprese si sono talvolta rivelati poco funzionali al momento del primo ciak. Ci ritroviamo a prendere delle decisioni, ad effettuare dei cambi, e questo è anche il bello e il difficile del mio mestiere. Occorre adattarsi a un’evoluzione continua. Il momento delle riprese si fanno i conti con altri fattori, che spesso dànno origine a un adattamento che si rivela il fattore vincente dell’opera.

 

Atzeni usa un linguaggio definito “glocale”, in cui il sardo viene amalgamato all’italiano e agli slang adolescenziali.  Che linguaggio hai utilizzato nel film?

 

Ho mantenuto una combinazione  tra sardo e italiano cercando di attenermi al genere di Atzeni che lo ha contraddistinto come autore contemporaneo. È  presente la voce fuori campo di Cate, la protagonista, che come nel libro si racconterà direttamente al pubblico.

 

I retroscena: 

 

Sul set di Bellas Mariposas… Un mondo di adolescenti e quattro attori professionisti

 

Un progetto che ha coinvolto un quartiere, con centinaia di comparse fiere di poter rappresentare Cagliari e far rivivere il libro di Atzeni nei palazzi del proprio rione. Si legge negli occhi di Mari, Jessica, Manuela, Rosi, Nicole, la felicità di partecipare al film. Rimangono in attesa per il turno della comparsa dalle 18 alle 5 del mattino, perché a Sant’Elia si gira quasi sempre in notturna. Si sentono coinvolti in qualcosa di grande e interessante. “Salvatore”, dicono, “ci sta facendo rivivere ed uscire dalla monotonia delle nostre serate: da quando abbiamo iniziato a partecipare alle riprese, ci possiamo incontrare ogni sera, anzi molti di noi, seppur dello stesso quartiere, si sono conosciuti sul set di Bellas Mariposas”. Un momento di confronto, “soprattutto perché in questa nuova esperienza l’età non conta, e varie generazioni, dai bambini agli adulti, si ritrovano ad essere protagonisti di un set cinematografico”. Da non trascurare il risvolto economico dell’esperienza: “Salvatore”, dicono, “ci offre una grande opportunità dal punto di vista lavorativo in un periodo in cui siamo sopraffatti dalla disoccupazione”. Nel film cui sono anche quattro attori professionisti: la bella Micaela Ramazzotti che recentemente ha terminato le riprese nel nuovo film di Carlo Verdone è arrivata sul set di Mereu per affiancare le protagoniste esordienti nel ruolo di Aleni la coga: una fattucchiera misteriosa e affascinante che conquisterà le due adolescenti. Rosalba Piras interpreta la signora Sias, mentre Maria Loi recita il ruolo della madre della protagonista. Altro attore professionista, di origine sarde, è Luciano Curreli, ricordato oltre che in altri film per la partecipazione alla fiction Uno bianca. A lui la grande responsabilità di interpretare il padre di Cate. Sul suo personaggio Curreli dice: “Dalla lettura del racconto e della sceneggiatura, cerco di capire come questo personaggio sia arrivato a una situazione così traviata, dove ha sbagliato, quali possono essere stati i momenti della sua vita che hanno generato in lui fobie, complessità, solitudine, ma anche volgarità e arroganza. Vorrei uscire dall’immagine stereotipa del personaggio, che lo classifica, o meglio de-classifica e capire perché un essere vivente diventa così. Un vecchio senza essere stato adulto, così lo definisco. Un uomo fortemente incompreso, che alla fine sceglie di andarsene ed in questa sua azione rivela un suo lato romantico. Mi ha colpito la sua paura, e ritrovo il suo animo di persona incompresa quando si rivolge al figlio”. Curreli aggiunge: “Non sostengo i cattivi, ma credo che se ci sforziamo possiamo capire perché gli uomini sono così. Mi piace interpretare questo personaggio perché mi posso levare qualche sfizio: più i personaggi sono distanti, più è bello immedesimarcisi”. I migliori auguri a Salvatore Mereu.

 

 

 

 

 

 

Roberta Aloisio

Làcanas n. 53 - Novembre - Dicembre 2011

Pubblicato in Bacheca, Cinema

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