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Villanova Monteleone: quando l’identità è la linfa del progresso Scopriamo il paese di Remundu Piras

”Dal Pischinale, una vetta aspra e solitaria, lo sguardo si perdeva nella nebbia fortemente violacea che riempiva la grandissima valle profonda; lontano, nell’oscurità, brillava una luce vividissima e immobile, come l’occhio acceso di un immane ciclope solitario: era il faro di Capo Caccia, nel golfo di Alghero […].

 

I nostri viaggiatori infilarono[poi] per una viottola sassosa ed aspra che serpeggiava fra le tancas di un grande altipiano, chiamato appunto Sos Pianos, una distesa vastissima di praterie, con ciuffi di bosco piegati dal vento forte delle marine, piante di cisto, grappoli dorati di ginestra e mazzi color rosa di asfodelo in fiore. […].

 

Nel piccolo rio di Alinos, che scorreva silenzioso in fondo ad una piccola valle, i cavalli furono abbeverati, poi si risalì il versante opposto e si continuò in una prateria vasta. […]. Si fermarono tutti [su una] vetta asprissima. I fianchi del monte, scoscesi, solitari, selvaggi, scendevano rapidi verso il mare. […].Biancheggiava vagamente, lontano, sulla costa di Poddine, la piccola chiesa della Speranza. […]

 

Ecco, verso destra, Sa Mandra ’e sa Pedra, la spiaggia di Poddine, molto bella e sabbiosa; poi Capo Caccia, solitario e aspro. Il golfo veramente detto di Alghero non si scorge tutto: il resto e la città tutta è nascosta da quel promontorio su cui biancheggia la chiesa della Speranza. Verso sinistra ecco Sas Mesas”.

 

(Filomena Cerchi, Il canto del pastore).

 

 

Dalla giovane penna di Filomena Cherchi, all’epoca non ancora diciottenne, fiorisce realistico il quadretto tenue di un ambiente mutevole ed emozionante che dall’imponenza e dai colori accesi della montagna si apre al verde intenso di ampie valli e pianure per accogliere in un caldo abbraccio finale le candide spiagge della costa occidentale, compresa tra il golfo di Alghero e la città di Bosa.

 

Un crescere di sfumature e contrasti naturali, di luoghi riconoscibili e cari per chi li sente propri, compongono l’immagine di un unico volto, quello di Villanova Monteleone, paese ricco per la varietà di suggestioni paesaggistiche e ambientali che, marcando il territorio, offrono alla vista sequenze naturali dal fascino spettacolare.

 

Monti e colli incontaminati, ricchi di sorgenti, boscosi e di grande valore faunistico, fanno da cornice al centro abitato alle cui spalle, percorrendo alcuni chilometri, si svela quasi inaspettatamente un litorale frastagliato dalle alture molto ripide, a picco sul mare, rotte solamente dalle acque azzurre e limpide della spiaggia della Speranza.

 

Sono ben ventimila gli ettari del territorio comunale, nei quali la natura si è divertita ad esprimersi in svariate forme, giocando coi binomi terra-acqua, mare-montagna, chiaro-scuro. E qualora le bellezze paesaggistiche di Villanova non siano sufficienti a suscitare emozioni in chi le osserva, è l’arte a rivelare e dare consistenza a nuove impressioni.

 

Un’arte impreziosita dal dono dell’immediatezza e della naturalezza. Un’arte che è poesia, colei che possiede il dono di far vibrare le corde dell’anima, lasciandoci appagati dalla sua musicalità e dolcezza. Ed è proprio lei ad aver fatto dimora presso Villanova Monteleone, patria illustre di uno dei più grandi cantadores a bolu della Sardegna, tiu Remundu Piras.

 

 

A chimbighentos e sessantasese
metros subra su mare est bidda mia,
in sos benujos de Santa Maria
e de difesa montijos at trese:

 

un’a manca, un’a dresta e un’in pese
e divisa est da s’abba in mesania
e una culva roca ’e pedra ia
l’incoronat sa fronte. E bider dese

 

da sa serra s’istesu panorama
de Janna Arghentu, e totu Logudoro
e Portu Conte, Corsiga e Limbara.

 

Duas funtanas friscas d’abba jara
tenet, un’in cabita, un’in su coro:
de su Temo una balia, una mama.

 

 

Nel 1930 tiu Remundu dedicò questi versi A Biddanoa, distesa ai piedi del colle Santa Maria, lungo una sorta di naturale anfiteatro dal quale è possibile godere di una visuale ampia e suggestiva, come lui stesso ci rammenta nelle sue delicate e armoniose rime. Il paese fu frequentato fin dall’epoca nuragica e prenuragica, di cui sono attestazione i siti archeologici conservatisi fino ad ora: il bellissimo parco del nuraghe Àppiu, comprendente un villaggio in fase di scavo, una tomba dei giganti, due dolmen di piccole dimensioni, un circolo megalitico e la necropoli ipogeica di Puttu Codinu, che conserva nove domus de janas scavate su bassi affioramenti calcarei.

 

La fondazione del paese viene attribuita da alcuni studiosi ai superstiti del borgo e del castello di Monteleone Roccadoria che, sfuggendo nel 1436 alle truppe del viceré Giacomo Besora, si rifugiarono all’interno di un fitto bosco nel territorio circostante, dando vita alla Villa Nueva de Monteleone.

 

Altri storici ritengono invece che il villaggio fu rifondato in quella data in seguito ad un precedente spopolamento. Percorrendo la via principale del paese, nella quale è ben visibile l’antica torre campanaria del palazzo comunale, si inizia a prendere confidenza con il particolare stile architettonico che contraddistingue l’abitato, rispettoso del passato e caratterizzato dall’utilizzo della pietra trachitica.

 

Antiche palazzine ancora integre e ben tenute fanno bella mostra di sé, dando prova di un’eleganza non sminuitasi nel tempo e di un fascino che ci riporta indietro negli anni.

 

Il recupero degli edifici del passato è stato fatto nel rispetto totale delle strutture preesistenti, tutto appare composto e nitido, gradevole da vedere e piacevole da percorrere nel suo ordine e silenzio quasi irreale. Nel centro storico si dipartono in modo labirintico fitti vicoli e slarghi, vie molto strette in cui le abitazioni, sviluppatesi in altezza, sembrano incontrarsi sulla sommità.

 

I colori tenui delle case esaltano la presenza delle tante architravi e cornici in pietra calcarea e lavica e dei balconcini in ferro battuto. Un microcosmo antico che, attraversato da particolari scalinate in selciato dagli scorci suggestivi, conserva ancora le tracce della vecchia struttura urbanistica medioevale.

 

Il cuore del centro storico ospita con orgoglio un imponente e raffinato edificio, fiore all’occhiello della comunità villanovese, ultimato nel 1896 ad opera dell’ingegnere Achille Dettori. Si tratta de Su Palatu ’e sas iscolas, caratteristico per il suo aspetto moderno ed antico allo stesso tempo e per quel gioco alternato di linee orizzontali bianche e rosse, dove la pietra è ancora la componente fondamentale: trachite e calcare, calcare e trachite.

 

Il palazzo, attualmente gestito da una cooperativa, ha acquisito fama in tutta la Sardegna come valido centro per le esposizioni temporanee, in particolar modo dedicate alla fotografia. Accanto ad esso si trova Sa domo manna, un caseggiato recuperato al tempo ed adibito a museo dell’identità locale, uno spazio di nuovo utilizzo dedicato ad attività di tipo culturale e tradizionale.

 

Di notevole interesse storico sono inoltre le chiese paesane: San Leonardo, risalente al 1500, Santa Croce, contenente un pregiato altare ligneo e la chiesa del Rosario.

 

Lungo la strada che conduce a Bosa è possibile visitare il santuario della Madonna di Interrìos, che conserva ancora le tipiche cumbessìas delle chiese campestri.

 

Il primo cittadino di Villanova Monteleone, Sebastiano Monti, descrive con legittimo orgoglio le attività che qualificano il paese ed i progetti in fase di attuazione. ”Il principale settore economico, quello agro-pastorale, ha favorito intorno agli anni cinquanta la nascita di una Cooperativa di allevatori – spiega il sindaco – attualmente affiancata da alcune giovani aziende che si stanno specializzando nell’offerta di prodotti diversificati”.

 

Un’attività tradizionale oggi in crescita, favorita dalla ricchezza di suoli erbosi offerti dal territorio, molti dei quali visibili dalla strada che conduce al paese e caratteristici proprio per la presenza delle numerose greggi. È buona la produzione dei formaggi, famosi per genuinità e gusto. L’allevamento, oltre a riguardare capi ovini e bovini, è rivolto anche ai cavalli, tanto che il 20% degli equini allevati in Sardegna proviene proprio da Villanova.

 

Ma il paese si sta distinguendo negli ultimi anni anche per merito della sua particolare posizione geografica, comprendente territori montani e marini, che sta agevolando il processo di sbocco delle attività locali verso il turismo.

 

Un discorso profondamente sentito da Sebastiano Monti, guida di una comunità che punta su se stessa per valorizzare le proprie risorse. ”Il paese è il nucleo della nostra programmazione e dei nostri intenti, e tutto ciò che lo riguarda ha importanza e priorità nel lavoro dell’amministrazione”, afferma il sindaco.

 

“Stiamo operando affinché Villanova diventi fulcro delle attività turistiche del territorio, non un semplice elemento di contorno rispetto alla varietà di soluzioni proposte. Il paese è e deve essere sempre al centro di tutto: gli interventi di promozione hanno rilievo non di per sé, ma in funzione dell’accrescimento del valore della nostra comunità”.

 

Il centro storico villanovese, ben conservato con le sue trecento abitazioni, ospiterà presto un albergo diffuso, come previsto nel progetto adottato dalla Regione. Un modo per aprirsi ai visitatori, offrendo un turismo più intimo, vissuto dall’interno insieme alla comunità ospitante. Le bellezze naturali del territorio rappresentano un’ulteriore ricchezza.

 

Tra tutte Monte Minerva si distingue per le sue straordinarie peculiarità ambientali e paesaggistiche, tanto da essere stato identificato come sito d’importanza comunitaria. Al suo interno è possibile visitare l’oasi naturalistica, effettuare escursioni e percorsi, anche in bicicletta, per ammirarne la flora e la fauna, il lago e le sorgenti. È presente inoltre un agriturismo ed un centro di educazione ambientale che offre informazioni ai visitatori.

 

”Quello che si va delineando è un turismo integrato tra mare e montagna- spiega il sindaco Monti -, ci stiamo adoperando per accogliere le nuove richieste dei villeggianti, che non amano più fermarsi in un’unica località ma muoversi da essa, mantenendola come punto di riferimento, per godere della natura, vivere la storia e le tradizioni di un paese, conoscerne l’enogastronomia”. Villanova Monteleone, forte delle sue naturali risorse, si presta bene a questo tipo di intento.

 

Chiarisce Sebastiano Monti: ”In base a quanto è incluso in un piano strategico presentato alla Regione, finanziato come progetto pilota, verranno potenziati i servizi relativi al mare e alla balneazione, e realizzati dei punti ristoro. È prevista inoltre la costruzione di un centro ippico internazionale e di un campo da golf con annessi alberghi e ristoranti.

 

”L’obiettivo che abbiamo in mente non è quello di saturare di presenze il nostro territorio -tiene a precisare- ma di effettuare degli investimenti che non soffochino il paese, consentendo ai turisti di godere di libertà e tranquillità. Offrire dei servizi di buona qualità senza però dar vita ad un eccessivo affollamento”.

 

Montagna, mare e lago: è da qui che il paese deve partire per potenziarsi. Grandi passi in avanti sono stati fatti a favore dello sviluppo turistico culturale. Un campo nel quale Villanova Monteleone parte favorita dalle sue doti innate, che spaziano dalla poesia alle tradizioni locali, senza trascurare l’archeologia. Da poco è stata inaugurata Sa Domo Manna, un antico e spazioso locale organizzato per ambiti funzionali, nel quale è stata sistemata la collezione etnografica relativa alle principali attività del paese: la lavorazione del formaggio, la tessitura e la panificazione.

 

”Sa Domo Manna portata a nuovo, insieme a Su Palatu ’e Sas Iscolas, già funzionante da diversi anni con numerose e importanti manifestazioni di valore nazionale e internazionale, costituiscono un luogo della cultura non solo per il paese ma per la Sardegna intera”, sottolinea Sebastiano Monti. “La riscoperta delle proprie radici, la valorizzazione dei beni locali e dei patrimoni materiali e immateriali del nostro paese è in continua crescita. Un percorso intenso è stato compiuto per riportare alla luce tutti i grandi scrittori e poeti villanovesi, anche i minori.

 

Basti pensare a Filomena Cherchi e Veronica Fadda, due concittadine di grande valore, ed alla straordinaria fioritura della poesia improvvisata, che ha dato vita ad un vera e propria scuola del genere”.

 

Il lavoro di raccolta di questo prezioso materiale in versi ha prodotto numerose pubblicazioni, le ultime delle quali, Sedas Lizeras e Abbas de terra riportano alla luce le figure di tanti poeti di Villanova , estemporanei e di meditazione, di cui finora si sapeva poco e nulla, una ricchezza umana e culturale salvata dall’oblio del tempo.

 

Il fervore che caratterizza questa comunità traspare anche dalle attività legate alla banda musicale, al gruppo folk, alla pro loco, al coro Idda Noa e all’associazione culturale Interrìos. Il calendario delle manifestazioni è ricco di eventi, in particolar modo durante il periodo estivo nel quale sono concentrate le principali feste religiose e l’ormai consolidata sagra della pecora. Di grande valore per il paese sono inoltre le attività tradizionali ed artigianali rimaste in vita, relative soprattutto alla produzione di tessuti, tappeti e coperte, realizzati con fibre naturali e su telai guidati a mano.

 

Sètzid’in-d-una costa soliana,
populada ’e massajos e pastores
contivizosos e trabagliadores,
robbustos e de taglia mediana.

 

Devotos meda e pagu ciarradores
segretos a niunu no nde dana:
né po lusinga nè a mala gana
po issos no esistin cunfessores.

 

De s’isfogar’in versos an a usu
e diveltinde o in su fat’insoro
cantan in poesia sos piusu.

 

Tiu Remundu tratteggiò a modo suo sos biddanoesos in questo sonetto del 1951, mettendone in luce le qualità legate alle attività lavorative, senza dimenticare la grande indole poetica che da sempre contraddistingue il paese, e che in lui ha saputo manifestarsi con particolare coloritura e raffinatezza.

 

Un ulteriore arricchimento per una comunità che lavora da sempre infaticabile, mantenendo fede alla sua tradizione di mestieri ed arti, nel rispetto della propria identità storica e culturale. Consapevole di se stessa, è riuscita a maturare senza denaturarsi, attenta in primo luogo alla sua gente e rispettosa di quel valore assoluto che il paese rappresenta sopra ogni altra cosa.

 

 

 

Elisabeth Ledda

Làcanas n.24 - Gennargiu - Friargiu 2007

Pubblicato in Bacheca, In bidda

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